venerdì, Ottobre 30, 2026
Parco Paranoico

Poor Advice, Basht.

Mik Brigante Sanseverino Ottobre 30, 2026 Dischi Nessun commento su Poor Advice, Basht.

Il mondo sta soffocando, e noi con lui. La politica arranca, perde consistenza, troppo spesso affidata a figure marginali, inadeguate, incapaci di immaginare un futuro che non sia la semplice amministrazione del presente. E mentre lo spazio pubblico si restringe e la speranza diventa una merce sempre più rara, gli avvoltoi del potere si avventano sulle carcasse dello stato sociale, divorandone ciò che resta e lasciando indietro, ancora una volta, i più deboli, i più fragili, i più soli. I Basht. mettono tutto questo dentro “Poor Advice”. Il loro disco sembra avvolto da una nebbia viva e crudele, una foschia densa nella quale i fantasmi più atroci del passato tornano a camminare accanto alle belve feroci e rabbiose del presente. Sono creature che prosperano sulle catastrofi sociali, sulle guerre, sulle industrie belliche, sulla distruzione di interi Paesi; figure che costruiscono fortuna e ricchezze alimentando un circuito perverso fondato sull’odio, sul razzismo, sulla paura dell’altro e su un desiderio di vendetta che non deve mai essere completamente soddisfatto, perché è proprio dalla sua perpetuazione che il sistema trae nuova energia.

Una spirale prepotente, aggressiva, assassina.

Alle persone comuni non rimane, allora, che cercare una via di fuga. Soprattutto a quelle più sensibili, a chi continua ostinatamente a percepire il dolore degli altri come qualcosa che lo riguarda. Si costruiscono minuscoli spazi affettivi, relazionali e familiari, piccole fortezze emotive nelle quali provare a proteggere ciò che resta dell’umano. Ma persino questi territori diventano sempre più vulnerabili: vengono osservati, attaccati, invasi, controllati. La violenza del mondo esterno penetra nelle stanze, attraversa gli schermi, modifica le relazioni, altera la percezione di noi stessi. È proprio questa instabilità a diventare incalzante dentro “Poor Advice”. Il dolore si trasforma in poesia, la vulnerabilità diventa melodia, la paura consolida il tessuto sonoro della band. Ogni inquietudine sembra cercare una propria forma, ogni ferita una frequenza attraverso la quale poter essere, finalmente, ascoltata.

Il post-punk della formazione irlandese è sferzato da atmosfere lugubri e darkeggianti, attraversato da tensioni che sembrano, continuamente, sul punto di esplodere. Eppure i Basht. non rifiutano le aperture più armoniche, più ampie e persino più verbose: al contrario, le utilizzano come fenditure nella materia oscura delle loro canzoni. Sono passaggi necessari per oltrepassare la notte, per trasportare parole e sentimenti verso i lidi ancora immacolati delle nostre coscienze, verso quelle isole interiori che continuiamo a nascondere all’occhio indagatore del potere. Perché da qualche parte deve pur esistere uno spazio nel quale poter essere semplicemente umani. Un luogo intimo nel quale non siamo soltanto consumatori, risorse, profili, debitori, numeri silenziosi da registrare, analizzare e trasformare in profitto.

“Poor Advice” non vuole dimenticare nessuno. Il suo sguardo cerca gli emarginati, si infila negli angoli nascosti delle città e delle esistenze, raggiunge gli spiriti distrutti dalla dipendenza, qualunque forma essa assuma: alcol, droga, sostanze, comportamenti, ossessioni, relazioni tossiche o qualsiasi altra negatività capace di trasformarsi in una prigione. Dietro ogni dipendenza rimane un individuo; dietro ogni individuo, una storia che, troppo spesso, la società preferisce non ascoltare. Eppure l’orrore non è necessariamente una strada infinita. Non è un tempo eterno. Può essere fermato, o almeno contrastato, se avremo ancora la forza di riconoscerci gli uni negli altri, di tendere le mani, di fermarci prima che sia troppo tardi e, soprattutto, di rifiutare il ruolo che ci è stato assegnato. Rifiutare di essere soltanto funzionali a un sistema economico e finanziario che ci vuole produttori e consumatori, eternamente insufficienti ed eternamente debitori; individui separati, impauriti, più facili da governare proprio perché incapaci di riconoscere nell’altro la stessa fragilità.

È qui che l’oscurità dei Basht. acquista un significato ulteriore. La loro non è una celebrazione della disperazione. È piuttosto il tentativo di attraversarla. Vengono da Dublino, possiedono uno sguardo crudo e realista sul presente e suonano una musica cupa, inquieta, veemente. Ma sembrano sapere perfettamente che anche nella stanza più buia esistono finestre chiuse. E che, forse, basterebbe trovare insieme la forza di aprirle. Per far entrare la luce.

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About The Author

Michele Sanseverino è un ingegnere elettronico amante della poesia, della letteratura, dei viaggi e della musica. Creatore della webzine musicale Paranoid Park (www.paranoidpark.it) e membro dello staff di Indie For Bunnies (www.indieforbunnies.com), ama raccontare la musica, i dischi, i luoghi, i concerti, senza mai perdere di vista il nostro presente. Nel 2025 ha pubblicato la raccolta di poesie "Poesie senza parole: cartografie di un lato nascosto", opera che esplora le zone d’ombra e le risonanze interiori del vivere. Nel 2026 è la volta di "Il covo dei giorni dispari: poesie dal margine dei poeti estinti", per chi non si risonosce nei giorni uguali agli altri. Nel 2025 ha pubblicato l'antologia "Cronache Dal Parco Paranoico: Canzoni, Visioni e Futuri Mai Nati", articoli pubblicati su Paranoid Park ed Indie For Bunnies che ripercorrono un po' del nostro cammino dalla fine della pandemia. Altre raccolte di poesia: "Ultravioletto: riedizione fluida" e "Frammenti di tempesta: riedizione fluida"

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