giovedì, Febbraio 12, 2026
Il Parco Paranoico

Rituals Of Surrender, Cold In Berlin

Mik Brigante Sanseverino Novembre 10, 2019 Dischi Nessun commento su Rituals Of Surrender, Cold In Berlin

Ci vuole forza per guardare nell’oscurità; nei giorni che infuriano come tempeste dentro di noi e che ci strappano ciò che ci sta a cuore e per cui dovremmo lottare.

“These days that rage inside me”, in questo unico verso di “Dark Days” c’è tutta l’atroce essenza e la cupa profondità del malessere che agita queste nostre fragili anime; se il brano d’apertura dell’album, “The Power”, aveva concentrato la sua forza tetra sul mondo esterno, questo secondo brano, invece, si rivolge alle nostre coscienze, scava nell’interiorità con le sue unghie affilate e ci sfida a fissare il nero che ci portiamo dentro, ad accettarlo e a non lasciarsi incatenare per sempre. Abbiamo tutti bisogno di qualcosa cui aggrapparci, qualcosa che possa ripulire le nostre vene ed ossigenare le nostre vite e che ci permetta di esorcizzare tutte quelle creature mostruose che incontriamo sulla nostra strada, creature che, spesso, siamo noi stessi a rendere reali.

“Rituals Of Surrender” con le sue tonalità gothic, post-punk e darkwave e la voce penetrante, pulita ed ipnotica di Maya tesse una tela di grinta corposa, di passione ed oscurità attorno agli ascoltatori, riuscendo ad iniettare nel flusso musicale sia elementi più aggressivi, che passaggi più melodici, oltre che la consapevolezza di muoversi, con originalità ed autonomia, nella vasta notte che va dal gothic rock al doom più pesante e metallico.  I brani del disco si susseguono come presagi distropici e moribondi su quello che sarà il destino di questo nostro fottuto mondo, fino ad arrivare, alla fine, alla meditativa, armoniosa e vibrante “Sacred Ground”. “Rituals Of Surrender” diventa il disco più ossessivo ed ispirato mai realizzato dai Cold In Berlin, un pugno nello stomaco contro tutto ciò che ci può condurre ad oltrepassare quel limite doloroso che ci trasformerà in creature vuote ed insensibili, soprattutto finché non avremo la forza di affrontare il buio e continueremo a voltarci dall’altra parte. L’unico modo per liberarsi, infatti, è quello di gettarsi nel baratro, di affrontare esperienze terribili come possono essere quelle dell’abbandono, del lutto, della perdita, della fine; solo così potremo riemergere dalla tempesta che si abbatte su ogni nostra singola giornata e riprenderci così il controllo del nostro limitato e sfuggente tempo.

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About The Author

Michele Sanseverino è poeta, scrittore e ingegnere elettronico. Creatore della webzine di approfondimento musicale Paranoid Park (www.paranoidpark.it) e collaboratore della webzine IndieForBunnies (www.indieforbunnies.com), intreccia analisi critica e sensibilità letteraria in uno sguardo che attraversa musica, poesia e cultura contemporanea. Nel 2025 ha pubblicato la raccolta di poesie "Poesie Senza Parole: Cartografie Di Un Lato Nascosto", opera che esplora le zone d’ombra e le risonanze interiori del vivere. Nel 2025 ha pubblicato l'antologia "Cronache Dal Parco Paranoico: Canzoni, Visioni e Futuri Mai Nati", articoli tratti dalla webzine Paranoid Park che ripercorrono il nostro cammino dalla fine della pandemia ad oggi. Inoltre: "Ultravioletto: Riedizione Fluida" e "Frammenti Di Tempesta: Riedizione Fluida"

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