domenica, Ottobre 2, 2022
Il Parco Paranoico

Mark Lanegan, ci mancherai

Mik Brigante Sanseverino Febbraio 23, 2022 Parole Nessun commento su Mark Lanegan, ci mancherai

Rimanere, con genuinità e coraggio, nel bene e nel male, sempre fedeli a sé stessi, alla propria musica, alle proprie narrazioni umane, è questa l’essenza di Mark Lanegan, come uomo e come artista. E, da oggi, questo inestimabile tesoro è diventato nostro, facendo sì che la sua voce rauca possa restare, per sempre, incisa non solo sui tanti dischi che ci ha lasciato, nel suo adorabile e drammatico miscuglio di hard-rock e di grunge psichedelico, ma soprattutto nelle nostre anime. Di battaglie vinte e perse ce ne sono state tante, fino alla fine, fino al recente libro di memorie – “Devil In A Coma” – che ripercorreva la tremenda ed estraniante lotta contro il corona-virus: il coma farmacologico, il respiro spezzato, la paura, il silenzio, quella dannata combinazione di incubi ed ossessioni che alterava la percezione della stessa realtà, del proprio corpo, della propria intimità e dei propri pensieri.

Ma l’arte e, in particolare, la musica donano alle persone più recettive la possibilità di avere un’altra vita; una vita più spontanea ed interiore, che è solamente in parte influenzata da fatti, costrutti ed eventi mondani, mentre è più simile ad uno specchio nel quale l’artista, ma anche gli ascoltatori, hanno la possibilità di conoscersi meglio e di percepire verità che, altrimenti, resterebbero, per sempre, confinate nell’oscurità più fitta e profonda. È questo che fa la musica quando è speciale, ci fa scoprire significati nascosti e, a volte, può anche curare ferite o offrirci spiegazioni, anche se esse possono apparirci troppo crude o cruente.

Mark Lanegan, con gli Screaming Trees, con i Queens Of The Stone Age, con i suoi album solisti, con le sue innumerevoli collaborazioni, al di là di quanto rock, country, blues o grunge suonassero le sue canzoni, non ha mai perduto il filo di una trama schietta ed avvincente, ma anche brusca e sofferta, senza mai voler scendere a compromessi, soprattutto con sé stesso, con i propri abusi, le proprie passioni e le proprie scelte, disegnando, in maniera poetica, un mondo nel quale non ci sono eroi – perché non ne abbiamo bisogno – ma nemmeno persone talmente corrotte da non potersi salvare o essere comprese ed aiutate: per quanto il buio possa apparire impenetrabile, infatti, c’è sempre spazio per un po’ di luce e di calore.    

Della sua carriera sappiamo tante cose, sappiamo che uno dei suoi primissimi contatti con la musica risale ad una gita con il padre al lago, mentre, intento a pescare, ascoltò una canzone che gli sembrava davvero triste, ma che, allo stesso tempo, riusciva ad aprire delle porte segrete che lo conducevano in una dimensione spirituale nella quale quella tristezza si trasformava in un impulso creativo, oltre che nel piacevole bisogno di aggrapparsi a qualcosa.

“L’amore è come una nuvola / Ha tanta pioggia dentro di sé / L’amore fa male / Ooh, ooh, l’amore fa male”. Si trattava di “Love Hurts”, una canzone dei Nazareth; da lì in poi sarebbero successe tante cose, sarebbero arrivati luoghi e persone diverse, tante esperienze diverse, come l’arrangiamento che Kurt Cobain avrebbe reso eterno nel suo splendido MTV Unplugged: “Ragazza mia, ragazza mia, dove andrai / Sto andando dove soffia il vento freddo / Nei pini, nei pini / Dove il sole non splende mai”.

Un giorno, infatti, sospinta da quel vento puro ed inevitabile, la nave di “One Hundred Days” arriverà per tutti noi, è stupido convincersi di essere diversi o credersi migliori; dobbiamo tutti fare i conti con il dolore che ci intorpidisce, con la miseria che ci circonda, con la nausea che ci assale, ma, alla fine, quando tutto questo sarà solamente un ricordo, un sapore, un profumo e magari una canzone, ci sarà lo spazio per qualcosa di buono e di luminoso: la speranza, la pace, la salvezza.

Addio Mark, ci mancherai.

Like this Article? Share it!

About The Author

Michele Sanseverino, poeta, scrittore ed ingegnere elettronico. Ha pubblicato la raccolta di favole del tempo andato "Ummagumma" e diverse raccolte di poesie, tra le quali le raccolte virtuali, condivise e liberamente accessibili "Per Dopo la Tempesta" e "Frammenti di Tempesta" (www.checkpointcharlie.com). Ideatore della webzine di approfondimento musicale "Paranoid Park" (www.paranoidpark.it) e collaboratore della webzine musicale "IndieForBunnies" (www.indieforbunnies.com).

Comments are closed.