mercoledì, Novembre 30, 2022
Il Parco Paranoico

Mahsa Amini. Nel nome di Dio? Della democrazia?

Cos’è la polizia della moralità? Purtroppo non è solo qualcosa che vive ed esiste in un romanzo distopico di fantascienza, ma è qualcosa di reale e che, nel 2022, esercita, con prepotente, arrogante e gratuita violenza, il suo potere, ritenendo di poter discriminare e giudicare, nel nome di Dio, cosa sia lecito oppure no.

Si appellano ad un Dio, il quale, ammesso che esista davvero, probabilmente, se ne frega altamente di cosa indossiamo, di come andiamo in giro, di come vogliamo tenere i capelli o di cosa decidiamo metterci in testa. Così come se ne frega altamente del modo con cui decidiamo di vivere la nostra sessualità.

Eppure, appellandosi a principi assurdi e a quelle che non sono altro che delle vere e proprie millenarie idiozie, alcuni uomini – siano essi preti, mullah, rabbini, sciamani o gran sacerdoti – si ergono a giudici, colpevolizzando e puntando il dito contro coloro che non rispettano quelli che, a parer loro e dei loro fantasiosi scritti, debbono essere gli unici principi etici e morali sui quali plasmare la società.

Norme reazionarie, per le quali, in alcune nazioni, si muore di una morte inutile, violenta e brutale. Si muore come è morta Mahsa Amini, di una morte che, però, ha, finalmente, acceso il fuoco della protesta contro le bigotte, maschiliste ed ipocrite autorità della Repubblica Islamica Iraniana, facendo sì che tante altre donne, indipendentemente dalle loro convinzioni religiose, scendessero in strada, rasandosi il capo e bruciando il proprio velo.

Il controllo del corpo femminile e l’oppressione delle donne sono concetti con i quali abbiamo, purtroppo, una certa familiarità anche noi qui in Italia e in Occidente. Si tratta di elementi politici, economici e sociali essenziali per garantire l’esistenza e la sopravvivenza di alcune autoritarie e illiberali forme di governo e di controllo. L’hijab obbligatorio, per lo Stato Iraniano, non è un semplice codice comportamentale d’abbigliamento, ma è un mezzo subdolo e meschino per colpire e limitare ogni altro aspetto della vita di una donna, ad iniziare dal diritto all’istruzione, al lavoro, all’indipendenza e all’autonomia economica.

Ai governi occidentali – compreso il nostro paese che, grazie al recente successo della Meloni e dei suoi alleati, ha riscoperto il motto mazziniano di “Dio, Patria e Famiglia” – piace ergersi, spesso, a tutori delle libertà, a garanti dell’ordine e della stabilità mondiale, ad esportatori dei propri “democratici” modelli economici, finanziari e speculativi.

Che l’Iran non sia una vera democrazia e che non rispetti i propri cittadini, soprattutto donne e minoranze, è evidente.

Ma noi siamo così sicuri di vivere in una vera democrazia? Diritti e libertà individuali sono sempre rispettati o possono essere, ingiustamente e assurdamente, sospesi da un qualsiasi governatore di regione o da un buffo e ectoplasmatico ministro della Sanità? In che modo è possibile esercitare il nostro dissenso, senza che una tempesta di lacrimogeni e manganelli si materializzi, improvvisamente, sulle nostre teste?

Abbiamo, tutti, le medesime possibilità di raggiungere il successo e realizzare i propri progetti? E soprattutto, quanto è influente, nelle decisioni dello Stato Italiano, quel fronte cattolico, trasversale ai vari schieramenti politici, che non ha mai smesso di condizionare i diversi governi su tematiche quali il matrimonio egualitario, l’eutanasia, l’omo-genitorialità, la fecondazione eterologa o la maternità surrogata, arrivando anche ad ostacolare conquiste del passato come il diritto all’aborto e il divorzio rapido?

In una vera democrazia non dovrebbero esserci tali ingerenze; in una vera democrazia le donne non dovrebbero essere mai giudicate in relazione alla propria volontà di avere o no dei figli; in una vera democrazia ciascun individuo dovrebbe poter vivere, con serenità e sicurezza, le proprie relazioni affettive e sessuali; in una vera democrazia le forze di polizia dovrebbero avere un’impostazione meno autoritaria e più incline alla tolleranza e all’inclusività; in una vera democrazia nessun potere degli uomini, compresi preti ed affini, dovrebbe arrogarsi il diritto di agire nel nome di Dio, anzi, in una vera democrazia, Dio non dovrebbe essere “sponsorizzato” da nessun partito o gruppo politico, non dovrebbero esistere né il paradiso, né l’inferno, né il peccato, né la redenzione. E forse potremmo davvero vivere come un’unica fratellanza di esseri umani, “a brotherhood of man”, come cantò qualcuno.

In una vera democrazia, appunto. Quindi questo è ciò che noi chiamiamo democrazia? “So this this what you call democracy?”

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About The Author

Michele Sanseverino, poeta, scrittore ed ingegnere elettronico. Ha pubblicato la raccolta di favole del tempo andato "Ummagumma" e diverse raccolte di poesie, tra le quali le raccolte virtuali, condivise e liberamente accessibili "Per Dopo la Tempesta" e "Frammenti di Tempesta" (www.checkpointcharlie.com). Ideatore della webzine di approfondimento musicale "Paranoid Park" (www.paranoidpark.it) e collaboratore della webzine musicale "IndieForBunnies" (www.indieforbunnies.com).

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