giovedì, Aprile 25, 2024
Il Parco Paranoico

Brainwash, The Arrogants

Mik Brigante Sanseverino Settembre 20, 2023 Dischi Nessun commento su Brainwash, The Arrogants

Lasciamo perdere, almeno per i quasi cinquanta minuti di questo disco, tutte le inutili schermaglie nelle quali siamo solitamente impegnati per la conquista di un minuscolo e trascurabile millimetro di visibilità che, quasi sicuramente, perderemo domani e lasciamoci trasportare da queste quattordici canzoni in un mondo che non è mai esistito o che, magari, esiste in qualche altra dimensione spazio-temporale oppure nelle fantasie, nei ricordi e nei racconti di coloro che sostengono di averlo vissuto.

Un mondo di suoni acidi e veloci, di improvvisazioni spensierate, ma mai scontate e banali, di riverberi psichedelici che non affondano nelle ossessive ed epiche divagazioni tipiche del progressive-rock, ma che arricchiscono, colorano, ravvivano e rendono eternamente vivide le trame garage-rock e le atmosfere elettriche e blueseggianti che sono alla base di “Brainwash”, un vero e proprio ritorno alla purezza di un’epoca perduta, di un’epoca immaginaria, di un’epoca romantica che, messa al confronto col nostro guerreggiante, arrabbiato e urlante presente, appare come un luminoso, irraggiungibile e delirante paradiso sonico. Certo, il passato appare sempre più gioioso di qualsiasi presente col quale viene messo al confronto, questo è un fatto, ma è innegabile anche che noi, oggi, sentiamo continuamente un vuoto, avvertiamo il peso di una perdita incolmabile e, di conseguenza, non siamo più spontanei, non potremmo mai esserlo, perché avvertiamo, continuamente, il peso dei giudizi altrui, delle opinioni altrui, di quegli occhi che scrutano e spezzettano ogni istante delle nostre esistenze, ogni gesto, ogni parola, ogni comportamento, così da tenerci in scacco ed influenzare, in modo determinate ed invasivo, ogni più piccola scelta.

Anche la musica, ovviamente, non può sottrarsi a questo circolo vizioso e perverso. L’arroganza melodica di un brano come “So Blue” o la viscerale velocità di “Look At Your Baby” avranno, pertanto, già indirizzato gli algoritmi di indagine e di ricerca verso tutto ciò che ha il gusto, il sapore, il vestito o la voce dei mitici anni Sessanta, ma per quanto questi software possono essere infallibili e rapidi nelle loro analisi, non potranno mai catturare la nevrotica agitazione di “Frankie Says” o la dolce ed amorevole leggerezza di “She Smiles”, perché una cosa è riprodurre una moda, un suono, un’atmosfera o un colore e un’altra cosa è il talento e la capacità di riscoprire, ex novo, qualcosa che tutti credevano di conoscere alla perfezione. Vero, Pete?

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About The Author

Michele Sanseverino, poeta, scrittore ed ingegnere elettronico. Ha pubblicato la raccolta di favole del tempo andato "Ummagumma" e diverse raccolte di poesie, tra le quali le raccolte virtuali, condivise e liberamente accessibili "Per Dopo la Tempesta" e "Frammenti di Tempesta". Ideatore della webzine di approfondimento musicale "Paranoid Park" (www.paranoidpark.it) e collaboratore della webzine musicale "IndieForBunnies" (www.indieforbunnies.com).

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