giovedì, Aprile 25, 2024
Il Parco Paranoico

Caracas, un film di Marco D’Amore

Mik Brigante Sanseverino Marzo 9, 2024 Video Nessun commento su Caracas, un film di Marco D’Amore

Una Napoli oscura, al di fuori degli stereotipi e dei luoghi comuni abituali. Una città sospesa tra la fede e il materialismo, tra la disillusione e la speranza. Una città che Marco D’Amore sprona ed invita, con forza e determinazione, a fuggire da sé stessa, da quella che è solo un’arida, scontata e tossica auto-referenzialità, per ritornare ad essere quello che, in fondo, è sempre stata, e cioè la patria, la famiglia, lo spirito, il corpo, l’altare, la terra santa e promessa degli sconfitti, degli ultimi, degli emarginati, degli Altri.

Gli Altri, ovvero gli innumerevoli mondi, gli innumerevoli idiomi, gli innumerevoli colori, le innumerevoli preghiere, le innumerevoli tradizioni, gli innumerevoli canti e, soprattutto, gli innumerevoli nomi; i nomi, senza i quali, noi diventiamo un coacervo, arrabbiato e bellicoso, caotico e distruttivo, di folle autoritarismo, di spregevole paternalismo, di inaudita e sprezzante violenza. Violenza delle parole, violenza dei fatti, violenza dei comportamenti, violenza delle idee, violenza brutale e mortale delle armi.

Violenza dinanzi alla quale ci sentiamo soli, afflitti, abbandonati, esclusi, stranieri di Napoli, di Caracas, di Gaza, di Teheran o di qualsiasi altra città; stranieri in un mondo disordinato che crede di poter trovare l’agognato equilibrio grazie alla repressione fascista del prossimo, solamente perché appare diverso, solamente perché dentro abbiamo un vuoto doloroso che crediamo di poter colmare con il cameratismo, con le croci uncinate, con le vetrine rotte, con le infami aggressioni notturne, con i calci, con i pugni, con le lame. E perché no, con le bombe, con i droni, con i missili, con gli eserciti.

Un vuoto che ci risucchia, che ci ruba il futuro, che ci rende incapaci di comunicare, di credere, di conoscere; non abbiamo più un cazzo da dire e ci nascondiamo in una esistenza superficiale ed irreale, aggrappandoci a tutto quello che ci dicono di produrre, di comprare, di desiderare, di sognare. Ed è così che, alla fine, ci perdiamo in un labirinto di rate, di conti, di tassi, di fluttuazioni economiche, di perdite e di guadagni, di numeri e di sempre più sofisticate tecnologie, tecnologie che eleviamo a nostra nuova religione, a nostra nuova patria, a nostra nuova famiglia, a nostro nuovo Dio.  

Intanto le immagini crude dei vicoli attorno alla ferrovia si fondono con le sonorità oniriche, introspettive ed amare di Rodrigo D’Erasmo, siamo passeggeri, proprio come Giordano (Toni Servillo), Caracas (Marco D’Amore) e Yasmina (Lina Camelia Lumbroso), passeggeri che cercano la vera luce nelle strade oscure del mondo.

Like this Article? Share it!

About The Author

Michele Sanseverino, poeta, scrittore ed ingegnere elettronico. Ha pubblicato la raccolta di favole del tempo andato "Ummagumma" e diverse raccolte di poesie, tra le quali le raccolte virtuali, condivise e liberamente accessibili "Per Dopo la Tempesta" e "Frammenti di Tempesta". Ideatore della webzine di approfondimento musicale "Paranoid Park" (www.paranoidpark.it) e collaboratore della webzine musicale "IndieForBunnies" (www.indieforbunnies.com).

Comments are closed.