giovedì, Febbraio 12, 2026
Il Parco Paranoico

Nevermind The Tempo, I Hate My Village

Mik Brigante Sanseverino Maggio 31, 2024 Dischi Nessun commento su Nevermind The Tempo, I Hate My Village

Prima o poi tutti ritorneremo a casa, nel luogo materno dal quale si sono generati i nostri sogni e i nostri sentimenti primordiali, e lo faremo accompagnati da pulsioni ritmiche che hanno il sapore intenso della terra, della rugiada, degli elementi naturali, della sabbia, del fuoco e di un rock tribale che non ha alcun bisogno di parole o di frasi o di discorsi o di spiegazioni per esprimere tutte le nostre passioni e i nostri rimpianti, le nostre conquiste e le nostre dolorose cadute, ovvero tutte quelle esperienze che, da sempre, caratterizzano le narrazioni umane. Narrazioni diverse, ma, fondamentalmente, narrazioni identiche.

La narrazione degli I Hate My Village, intanto, si muove, nell’ultimo lavoro, in una dimensione ipnotica, psichedelica e metallica, aprendosi, continuamente, com’è giusto che sia, a sonorità selvagge, magnetiche, funkeggianti, garage, distorcenti e magmatiche, che non hanno alcun interesse per la perfezione fine a sé stessa, sia essa tecnica o stilistica, ma che vogliono, invece, dare una consistenza reale, fattiva, veritiera a tutto ciò che di bruciante, di impulsivo, di tumultuoso, di vibrante e di indomabile si agita dentro di noi, consentendoci di essere, di volta in volta, migliori o peggiori, di imparare, di crescere o di spingere il nostro sguardo verso orizzonti umani, musicali ed analogici che non avevamo mai incrociato prima.

“Nevermind The Tempo”, di conseguenza, prescinde dalle diverse creature musicali e vicende umane che lo hanno generato, dalle loro peculiari storie vissute, ma, allo stesso tempo, le amplia, le racchiude, le incastona e le amplifica. Man, mano che i passi sonori della band italiana si avvicinano o si allontanano, esplorano distese desertiche, foreste vergini, laghi profondi, cavità inesplorate, villaggi dimenticati ed agglomerati urbani cresciuti troppo in fretta – facendo sì che l’essenza ancestrale di antiche popolazioni, le loro tradizioni orali, le loro pure ed innocenti divinità naturali e i loro leggendari e misteriosi guerrieri, santoni ed eroi, entrassero in contatto con le meraviglie, spesso pericolose, prodotte dalla scienza e dalla tecnologia umana.

Tutto ciò, questo miscuglio di bellezze naturali e di opere d’ingegno, di cieli stellati che spezzano il fiato ed algoritmi che prendono, improvvisamente, vita e iniziano ad agire per conto proprio e di un intero continente giovane e generoso di idee, di suoni, di speranze, ma anche di ricchezze naturali, che, purtroppo, risvegliano, continuamente, atteggiamenti, comportamenti, appetiti, scelte e politiche distruttive, bellicose e mortali, penetra in ogni singola nota, in ogni singolo verbo, in ogni singola emozione, questo disco riesca ad evocare, rendendolo un significativo messaggio di fede, ma anche un’aspettativa, una promessa, un atto di fiducia nei confronti del futuro e, soprattutto, di quelle che saranno le generazioni del prossimo futuro.    

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About The Author

Michele Sanseverino è poeta, scrittore e ingegnere elettronico. Creatore della webzine di approfondimento musicale Paranoid Park (www.paranoidpark.it) e collaboratore della webzine IndieForBunnies (www.indieforbunnies.com), intreccia analisi critica e sensibilità letteraria in uno sguardo che attraversa musica, poesia e cultura contemporanea. Nel 2025 ha pubblicato la raccolta di poesie "Poesie Senza Parole: Cartografie Di Un Lato Nascosto", opera che esplora le zone d’ombra e le risonanze interiori del vivere. Nel 2025 ha pubblicato l'antologia "Cronache Dal Parco Paranoico: Canzoni, Visioni e Futuri Mai Nati", articoli tratti dalla webzine Paranoid Park che ripercorrono il nostro cammino dalla fine della pandemia ad oggi. Inoltre: "Ultravioletto: Riedizione Fluida" e "Frammenti Di Tempesta: Riedizione Fluida"

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