mercoledì, Novembre 30, 2022
Il Parco Paranoico

Time On My Hands, Ásgeir

Mik Brigante Sanseverino Novembre 10, 2022 Dischi Nessun commento su Time On My Hands, Ásgeir

Un luogo familiare, la sua atmosfera malinconica, un intreccio di trame elettroniche e indie-folk, una irrefrenabile voglia che ci sprona, comunque, ad andare avanti, a conoscere, a partire, a scoprire e visitare nuovi continenti sonori, evocando un loop giocoso e spensierato di synth, di pop suadente ed astrale, di melodie glaciali e mescolando tutto con il proprio passato, con il rumore selvaggio del mare, con la voce profonda della terra, con quella straordinaria epicità e quell’indomito eroismo custoditi nelle antiche e fantasiose narrazioni dell’uomo, prima che il peccato e la redenzione sostituissero la voce dei poeti, dei maghi, dei cantastorie e dei filosofi.

Ásgeir è una tavolozza sonora in continua evoluzione, che apprende, con curiosità, dalle diverse umanità con le quali entra in contatto, caricandole di toni e di colori cinematici, ma in grado di essere, allo stesso tempo, anche più riservata ed introspettiva e indagare, di conseguenza, tra le ombre e le sfumature che si nascondono nel nostro io più solitario e silenzioso, quello che è ancora capace di commuoversi dinanzi ad un bruciante tramonto o a uno sperduto sentiero di montagna. Sono queste, infatti, le visioni che, alla fine, l’artista islandese tenta di evocare con la sua musica, anche perché esse sono, in realtà, le uniche immagini che consentono di riparare le dolorose fratture esistenti nel nostro animo, permettendoci di ritrovare, anche in questa dimensione asfissiante, opprimente e caotica, come quella delle città nelle quali ci trasciniamo, un giorno dopo l’altro, la necessaria e indispensabile dose di pace, di chiarezza, di verità e di armonia.

Ed intanto “Time On My Hands” scorre piacevolmente, mostrandoci che può esserci bellezza ovunque, anche laddove regnano solamente il cemento, le plastiche e il metallo, anche in quelle periferie abbandonate a sé stesse, che sembrano invocare l’intervento del cielo notturno, consapevoli che la Luna, lassù, sa anche essere amorevole e gentile, aiutandoci a ritrovare il cammino e a riparare il filo che s’era spezzato, nonché i sogni troppo presto abbandonati, i momenti che la recente pandemia ha tentato di cancellare e poi riscrivere, in base ad ideologie che credevamo essere morte da un pezzo, e che, invece, sfruttando la nostra paura, la fragilità e il senso di pericolo, sono tornate a seminare odio e disperazione, distruggendo ciò che di buono eravamo riusciti, nonostante tutto, a costruire. Musica contro l’abbandono; musica per ritrovare la necessaria intimità dello stare assieme, perché, altrimenti, nonostante la zona di comfort materialista e consumista che ciascuno di noi può edificare attorno a sé, non ci sarà alcuna crescita, alcuna evoluzione, alcun miglioramento, alcuna bellezza e non ci resterà che accontentarci della sterilità di una vita che non produce nulla. Un’esistenza che passa, senza che nessuno se ne accorga, nemmeno la Luna, soprattutto la Luna.

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About The Author

Michele Sanseverino, poeta, scrittore ed ingegnere elettronico. Ha pubblicato la raccolta di favole del tempo andato "Ummagumma" e diverse raccolte di poesie, tra le quali le raccolte virtuali, condivise e liberamente accessibili "Per Dopo la Tempesta" e "Frammenti di Tempesta" (www.checkpointcharlie.com). Ideatore della webzine di approfondimento musicale "Paranoid Park" (www.paranoidpark.it) e collaboratore della webzine musicale "IndieForBunnies" (www.indieforbunnies.com).

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