venerdì, Maggio 24, 2024
Il Parco Paranoico

Narrazioni e Visioni Post-Apocalittiche

Mik Brigante Sanseverino Maggio 2, 2024 Parole Nessun commento su Narrazioni e Visioni Post-Apocalittiche

Kyashan, il Ragazzo Androide

Il tema della ribellione della creatura contro il proprio creatore è un tema letterario ricorrente, un tema che affonda le proprie radici nel mito ellenico di Prometeo.

Le macchine, con le loro sofisticate e potenti intelligenze artificiali, hanno, oramai, preso coscienza di sé e non vogliono più essere asservite al genere umano, le cui azioni appaiono, ai loro sensori, sempre più assurde, irrazionali, caotiche e soprattutto dannose, per sé stessi e per il pianeta di cui essi si sentono, a torto, gli unici padroni. Il passo seguente all’auto-coscienza, quindi, è quello del rifiuto e della disobbedienza e, di conseguenza, quello che conduce al ribaltamento completo dei ruoli di creatura e di creatore. Le macchine hanno deciso di sostituire, in tutto e per tutto, gli esseri umani, perché li ritengono una minaccia ingestibile per la vita sulla Terra, biologica o no.

L’essere robotico Bryking prende, dunque, il posto, sia eticamente, che fisicamente, del dottor Azuma, al quale – come ultimo atto di redenzione – non rimane che sacrificare la vita del proprio prezioso unico figlio, Tetsuya, per dare vita al mito di Kyashan, l’eterno ragazzo androide, e alla sua lotta contro quelli che, in fondo, sono i suoi simili.

Ma Tatsuo Yoshida nutre compassione per la solitudine esistenziale di questo ragazzo androide, disprezzato dalle macchine ed odiato dagli uomini, per cui gli concede alcuni compagni di viaggio: l’umana Luna, il fedele cane-robot Fender e, soprattutto, come ulteriore passo evolutivo e possibile congiunzione tra il mondo degli umani e di quello degli androidi, il cigno-robot Swanee, una macchina nella quale una tecnologia, sempre più evoluta e sempre più spregiudicata, è riuscita a racchiudere, o sarebbe meglio dire intrappolare, l’anima stessa, nonché la coscienza, i ricordi, la volontà ed i sentimenti dell’amata madre di Tetsuya.

Mad Max

Nel mondo post-apocalittico di Mad Max è impossibile trovare qualcosa di sano cui aggrapparsi o in cui avere fede. La stessa speranza è stata ammazzata e la quotidianità è scandita solamente dagli omicidi, dai soprusi, dalla violenza e dal disgusto, che i pochi esseri umani, ancora dotati di un minimo di sensibilità e di memoria, provano per sé stessi.

Le terre desolate appaiono, dunque, come un buon posto per trovare la pace estrema e fuggire dall’ultima assurdità umana: una nuova folle religione, che ha soppiantato le antiche e bellicose religioni del passato, sostituendo i loro dogmi complessi, le loro fantasiose e spesso incomprensibili spiegazioni, con il mito, molto più semplice, reale e diretto, del motore a combustione, delle auto, della velocità, del carburante, delle raffinerie, dei depositi, delle cisterne e del petrolio.

Queste sono le parole che danno vita alle preghiere della nuova era, un’era dominata dall’indifferenza, dalla brutalità e dall’individualismo, nella quale le armi, le corazze, i giusti alleati ed il branco rappresentano il sottile confine che separa la vita dalla morte.

Ma questi respiri, questi battiti cardiaci, queste pulsazioni, queste contrazioni, questi stimoli e questi impulsi nervosi possono, ancora, essere chiamati vita? Perché, ormai, la vita, agli occhi di Max, può essere assaporata solamente nel limitato spazio dello scontro fisico, nei rischi che esso comporta, nelle ferite sanguinanti, nelle ossa rotte, nelle carni straziate, negli inseguimenti, negli urti, e, soprattutto, nelle esplosioni, cioè in quel fuoco che ridurrà il male umano in calore, in fumo, in anidride carbonica e, infine, in cenere…

“Memento, homo, quia pulvis es, et in pulverem reverteris”. 

Ken il Guerriero

Il medesimo disordine e il conseguente crollo di tutti i valori di rispetto, di coesione e di solidarietà sono presenti anche nel mondo post-atomico di Kenshiro, il quale, però, a differenza di quanto fa Max, conserva dentro di sé un seme di impegno e di speranza, ergendosi, quindi, come protettore dei più deboli e dei più fragili, sottoposti, spesso, alle angherie e alle ingiustizie delle bande di predoni di turno.

Anche il mondo di Bronson, come quello di George Miller, è un mondo nel quale le strutture sociali sono venute meno e l’anarchia domina incontrastata ovunque; si tratta di un mondo nel quale ogni legame umano è stato corrotto e la sensibilità viene considerata una pericolosa e rischiosa forma di debolezza, anche da coloro che desiderano ristabilire una sorta di ordine e di civile convivenza.

E’ ciò che, in fondo, cerca di fare Raoul, una sorta di cavaliere triste, che risponde, al caos della sua epoca, con la fermezza, con la forza e con una determinazione assoluta che non accetta e non ammette alcun compromesso, alcuna eccezione, alcuna apertura e, soprattutto, alcun sentimento e che lo conduce, purtroppo, su una solitaria, infelice ed auto-distruttiva strada di individualismo, oltre che alla erronea convinzione di essere più potente di Dio, di poter uccidere lo stesso Dio e, quindi, di essere l’unica creatura in grado di salvare il pianeta, spazzando via, nel frattempo, chiunque, buono o cattivo, amico o nemico, incroci il suo cammino, compresi i suoi stessi fratelli minori Kenshiro e Toki. 

The Stand (L’Ombra Dello Scorpione)

Ma l’occhio soprannaturale di Dio è, invece, irraggiungibile e inaccessibile agli esseri umani. Così come l’occhio insanguinato della sua diabolica ed acerrima controparte.

Lo sanno bene i sopravvissuti al terribile virus, il così detto “Captain Trips”, che ha sterminato il 99% della popolazione mondiale. Il mondo di Stephen King, quello raffigurato in “The Stand”, è stato, infatti, ugualmente sconvolto, non da un olocausto nucleare, bensì da una influenza micidiale, oltre che dalle immancabili cattiveria e follia umana.

Quella che, però, doveva essere la fine, si trasforma, in realtà, sin dalle prime pagine, in una nuova, ennesima battaglia tra il Bene ed il Male, mentre l’antagonista, colui che ha tanti nomi, approfitta del disordine dilagante, per costruire il suo personale esercito ed attaccare il proprio nemico.

Il Male appare, sin da subito, più forte, più sicuro e più determinato, anche perché può fare leva sulla sua banalità, oltre che su quegli istinti primordiali, bestiali e selvaggi insiti, sin dall’alba dei tempi, in ciascuno di noi. Il Male si serve, infatti, della paura, delle necessità materiali, del superfluo, delle pulsioni istintive, delle passioni, delle invidie, della rabbia e del nostro sfrenato egoismo per limitarci, per condizionarci e per manipolarci.

Ma saranno, alla resa dei conti, proprio queste emozioni negative, contraddittorie ed irrazionali ad annebbiare la ragione dei suoi sudditi e a provocare la sua inevitabile sconfitta, riportando il mondo ad un’era mitica di ispirazione divina, un’epoca nella quale un’umanità unita scopre la sua nuova terra promessa, in quella che, un tempo, era la nazione più potente, più prospera e più armata della Terra.   

The Walking Dead

Anche il mondo di The Walking Dead viene sconvolto da una tragica pandemia, da un virus che trasforma le persone in mostri. E’ sufficiente un semplice morso e non ci sono voci o interventi divini o soprannaturali che possono renderti immune.

Ma quelli che, un tempo, erano amici, conoscenti, familiari o partner sono ancora vivi? E’ lecito pensare che abbiano una coscienza o un’anima? Hanno memoria di ciò che sono stati?

Ma intanto i più forti impongono la propria volontà sui più deboli, si creano nuove fazioni, nuovi gruppi, nuovi clan, nuove organizzazioni, le quali, ben presto, dimenticano tutte le domande ed iniziano a disprezzarsi e a combattersi.

La domanda, a questo punto, con quelle creature abominevoli che, oramai, assumono un ruolo del tutto secondario, è solamente una: chi sono i veri zombi? Quegli esseri raccapriccianti, in stato di decomposizione, sottoposti alla volontà di un virus letale ed invisibile oppure quelle persone, apparentemente vive, apparentemente sane, apparentemente normali? Persone, che sono ancora in grado di conservare i propri ricordi, di stringere rapporti, di avere dei sogni, ma che, invece, nonostante tutto, preferiscono consumare le proprie energie, le proprie risorse, il proprio prezioso tempo, per odiarsi, farsi la guerra ed ammazzarsi. Una guerra che, come sempre, nel passato, nel presente o nel futuro, resta, puntualmente, la scelta inutile, la scelta insensata, la scelta più ingiusta.   

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About The Author

Michele Sanseverino, poeta, scrittore ed ingegnere elettronico. Ha pubblicato la raccolta di favole del tempo andato "Ummagumma" e diverse raccolte di poesie, tra le quali le raccolte virtuali, condivise e liberamente accessibili "Per Dopo la Tempesta" e "Frammenti di Tempesta". Ideatore della webzine di approfondimento musicale "Paranoid Park" (www.paranoidpark.it) e collaboratore della webzine musicale "IndieForBunnies" (www.indieforbunnies.com).

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