mercoledì, Luglio 22, 2026
Il Parco Paranoico

Gorillaz @ Primavera Sound, Porto 12/6/2026

I Gorillaz sono molto più di una band. Sono un linguaggio comune capace di attraversare generazioni differenti, di mettere in dialogo adulti e adolescenti, nostalgici e curiosi, chi ha vissuto la nascita del progetto e chi lo ha scoperto soltanto negli ultimi anni. Forse il segreto di questa straordinaria capacità aggregante risiede proprio nella natura della loro musica: immaginifica e cinematografica, sospesa tra realtà e sogno, capace di evocare mondi possibili e di trasformare ogni canzone in una storia e ogni concerto in un viaggio collettivo. Le loro composizioni assorbono e amplificano la lezione ritmica del rap, dell’hip-hop e del trip-hop, intrecciandola con l’elettronica, il rock, il dub, il punk e una quantità pressoché infinita di influenze provenienti da ogni angolo del pianeta. Al centro di questo universo pulsa la voce di Damon Albarn, una voce che conserva qualcosa di profondamente umano, fragile e luminoso allo stesso tempo, capace di trasmettere speranza anche quando racconta inquietudini, smarrimenti e contraddizioni.

È proprio questa continua ricerca di connessioni il cuore pulsante dei Gorillaz. La loro musica non conosce confini geografici, né culturali. Al contrario, li attraversa, li mette in discussione, li supera. Le tradizioni musicali più lontane e antiche vengono accolte, valorizzate e riportate alla luce senza alcuna forma di paternalismo o di esotismo superficiale. Vengono condivise con un pubblico vastissimo senza perdere il loro significato sociale, politico ed esistenziale, dimostrando come la contaminazione possa essere uno strumento di conoscenza e non di cancellazione. A rendere ancora più potente questa esperienza contribuisce l’universo visivo che accompagna da sempre il progetto. I compagni animati dei Gorillaz non sono semplicemente personaggi: sono specchi nei quali è possibile riflettersi, figure attraverso cui proiettare paure, desideri, fragilità e speranze. Guardandoli muoversi sugli schermi che accompagnano il concerto, è facile riconoscere qualcosa di noi stessi, delle nostre piccole vite e delle nostre battaglie quotidiane.

E forse è proprio qui che la loro musica diventa qualcosa di più profondo di un semplice intrattenimento. Le canzoni dei Gorillaz sembrano invitarci a liberarci delle ossessioni che ci rendono più cupi e più duri, di quei rancori che finiscono per trasformarsi in veleno riversato sugli altri. Spesso proprio su coloro che hanno avuto il coraggio di restarci accanto, di coinvolgerci, di mostrarci alternative possibili quando noi avevamo già deciso di rinunciarvi. Persone che hanno aperto fessure nel muro delle nostre convinzioni, spazi emotivi che avevamo, frettolosamente, chiuso e dimenticato.

A Porto, il Primavera Sound ha accolto i Gorillaz come si accoglie qualcosa di familiare e necessario. La notte sembrava partecipare allo spettacolo: le luci si riflettevano sul pubblico, la luna osservava silenziosa dall’alto e ogni canzone contribuiva a costruire una geografia sonora senza frontiere. Rap e hip-hop, elettronica e trip-hop, afrobeat e punk si susseguivano senza soluzione di continuità, perché per i Gorillaz non esistono barriere invalicabili. Esiste soltanto un unico grande spazio condiviso, un unico palcoscenico sul quale culture differenti possono dialogare senza annullarsi. È una visione che oggi appare quasi impossibile. Viviamo, infatti, in un mondo nel quale interessi economici, militari, politici e religiosi continuano a generare conflitti, divisioni e brutalità. Un mondo che assiste, quotidianamente, a tragedie umane che sembrano non avere fine, come quella che da anni travolge il popolo palestinese. I Gorillaz non si sottraggono a questa realtà, ma scelgono di prendere posizione, di manifestare la propria vicinanza e il proprio sostegno umano a chi soffre, ricordando che la musica può ancora essere uno strumento di solidarietà e di consapevolezza.

In fondo, quella dei Gorillaz è una musica profondamente umana. Forse è proprio questo il loro segreto e il loro dono più prezioso. Una musica che non separa ma unisce, che non costruisce recinti ma ponti, che riesce a tenere assieme generazioni diverse e a renderle partecipi della stessa energia. Un’energia fatta di pace, libertà e amore, che attraversa il pubblico e lo trasforma in una comunità temporanea, ma autentica.

Quando il concerto si conclude, resta una domanda che continua a risuonare dentro di noi. Cosa ci hanno insegnato, ancora una volta, i Gorillaz?

Forse che dovremmo imparare a riconoscere chi porta ferite, invece che catene. Chi conosce il dolore, ma non lo usa per imprigionare gli altri. Chi non è soltanto una fuga travestita da incontro occasionale o interessato. Chi sa guardare oltre, anche dopo aver attraversato il buio più profondo e feroce. Perché la vera speranza non nasce dall’assenza delle ferite, ma dalla capacità di trasformarle in comprensione, in dialogo e in possibilità. Ed è esattamente questo che i Gorillaz continuano a fare da oltre vent’anni: trasformare le crepe del mondo in musica, affinché tutti noi possiamo immaginare, almeno per una notte, un futuro diverso.

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About The Author

Michele Sanseverino è poeta, scrittore e ingegnere elettronico. Creatore della webzine di approfondimento musicale Paranoid Park (www.paranoidpark.it) e collaboratore della webzine IndieForBunnies (www.indieforbunnies.com), intreccia analisi critica e sensibilità letteraria in uno sguardo che attraversa musica, poesia e cultura contemporanea. Nel 2025 ha pubblicato la raccolta di poesie "Poesie senza parole: cartografie di un lato nascosto", opera che esplora le zone d’ombra e le risonanze interiori del vivere. Nel 2026 è la volta di "Il covo dei giorni dispari: poesie dal margine dei poeti estinti", per chi non si risonosce nei giorni uguali agli altri. Nel 2025 ha pubblicato l'antologia "Cronache Dal Parco Paranoico: Canzoni, Visioni e Futuri Mai Nati", articoli tratti dalla webzine Paranoid Park che ripercorrono il nostro cammino dalla fine della pandemia ad oggi. Inoltre: "Ultravioletto: riedizione fluida" e "Frammenti di tempesta: riedizione fluida"

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