lunedì, Ottobre 12, 2026
Parco Paranoico

XIIIIIIII, Vlimmer

Mik Brigante Sanseverino Dicembre 10, 2020 Dischi Nessun commento su XIIIIIIII, Vlimmer

C’è un’oscurità umana che non ha nulla a che vedere con le tenebre infernali, è più un percorso tantrico e riflessivo che permette alle nostre percezioni più intime di venire fuori, di impattare sul lato più creativo ed estroverso della nostra personalità e dare forma e consistenza reale al soffio della nostra anima inquieta e desiderosa di conoscere sé stessa, gli altri ed il mondo circostante.

Le sonorità di Vlimmer si muovono in un territorio solo apparentemente glaciale e buio, perché sotto le trame ambient, artificiali ed elettroniche, c’è un magma incandescente e luminoso che non aspetta altro che trovare la frattura, la crepa, la ferita, attraverso cui rivelarsi all’esterno, sotto le sembianze di trame, ritmiche e passaggi d’ispirazione shoegaze, gotica e post-punk, che rappresentano, in un certo senso, anche una sorta di legame emotivo tra il presente ed il passato, tra ciò che eravamo e ciò che possiamo diventare, tra ciò che abbiamo fatto e ciò che possiamo ancora fare.

I diversi stili e le diverse espressioni musicali rendono vivi e dinamici i brani; “XIIIIIIII” è un ventre fertile, che rielaborando strutture synth-pop e new-wave, fa sì che un nuovo seme possa germogliare, forte della lezione dei Kraftwerk, dei New Order o degli Ultravox, ma, allo stesso tempo, perfettamente a suo agio nel mondo attuale, nelle nostre metropoli ipertecnologiche ed estremamente fluide, nelle quali sembra esserci sempre meno spazio per le improvvisazioni e per i sentimenti. Tutto, infatti, è così formale, perfetto ed uniformato a schemi e modelli globali che cambiano continuamente, rendendo ogni possibile traguardo incerto, vano ed effimero.

L’approccio seguito da Alexander Leonard Donat, invece, è incentrato completamente sull’uomo e sulle sue nudità, tentando di creare qualcosa che non sia meccanicamente ripetibile e che riesca a sfuggire, per quanto possibile, ai processi produttivi moderni, i quali, invece, tendono a cancellare qualsiasi imperfezione, qualsiasi asperità, qualsiasi difformità, ritenendo che si tratti di errori. Sono, però, proprio questi errori a conferire luce e calore a ciò che stiamo realizzando, oltre che a rispecchiare quella che è la nostra identità, quelli che sono i nostri pensieri, i nostri sentimenti, le nostre idee e soprattutto le esperienze che ci hanno condotto esattamente qui, dove siamo adesso, a fare ciò che stiamo facendo adesso.

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About The Author

Michele Sanseverino è un ingegnere elettronico amante della poesia, della letteratura, dei viaggi e della musica. Creatore della webzine musicale Paranoid Park (www.paranoidpark.it) e membro dello staff di Indie For Bunnies (www.indieforbunnies.com), ama raccontare la musica, i dischi, i luoghi, i concerti, senza mai perdere di vista il nostro presente. Nel 2025 ha pubblicato la raccolta di poesie "Poesie senza parole: cartografie di un lato nascosto", opera che esplora le zone d’ombra e le risonanze interiori del vivere. Nel 2026 è la volta di "Il covo dei giorni dispari: poesie dal margine dei poeti estinti", per chi non si risonosce nei giorni uguali agli altri. Nel 2025 ha pubblicato l'antologia "Cronache Dal Parco Paranoico: Canzoni, Visioni e Futuri Mai Nati", articoli pubblicati su Paranoid Park ed Indie For Bunnies che ripercorrono un po' del nostro cammino dalla fine della pandemia. Altre raccolte di poesia: "Ultravioletto: riedizione fluida" e "Frammenti di tempesta: riedizione fluida"

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