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Parco Paranoico

Kid A Mnesia, Radiohead

Mik Brigante Sanseverino Dicembre 16, 2021 Dischi Nessun commento su Kid A Mnesia, Radiohead

L’essenziale, cioè lo stretto necessario alla nostra sopravvivenza, ed il superfluo, cioè ciò che rende la nostra vita unica e degna d’essere vissuta, plasmano questi due album, rilasciati, all’epoca, a soli otto mesi di distanza l’uno dall’altro. “Kid A” rappresenta l’aria che respiriamo, l’acqua che beviamo e tutto ciò di cui il nostro corpo e la nostra mente hanno bisogno per sostenersi e non ammalarsi, mentre “Amnesiac” è l’insieme di tutti quegli stati emotivi che ci donano piacere, gioia, serenità e sicurezza. Il secondo disco tiene conto e in un certo senso subisce, ovviamente, il lavoro e le scelte compiute sul primo disco, ma poi il cordone materno che lo alimenta viene, inevitabilmente, spezzato e i due album assumono ciascuno la propria specifica identità, esprimendo un diverso modo di rapportarsi con l’ambiente esterno, con la gioia ed il dolore, la compagnia e la solitudine, il rumore ed il silenzio, la luce ed il buio.      

“OK Computer” aveva, letteralmente, travolto ogni certezza del passato, lasciando la band completamente isolata in una dimensione affascinante e catatonica, nella quale persino gli dei si sentono soli, indifesi, stanchi e incapaci di avvicinarsi e sostenere la bellezza di quel mondo che essi stessi hanno contribuito a plasmare. Ansie e fobie, noia e depressione, erano qualcosa di solido, qualcosa che potevi toccare con le tue mani, che potevi sentire premere sul tuo petto, per cui – nonostante non fosse ancora chiaro che strada prendere – l’unica certezza era quella di prendere le distanze da quel rock fatto di chitarre, sradicarlo dalla propria intimità e lasciarsi risucchiare da trame e sonorità oblique, piene di ombre, angoli nascosti e sfumature, abbracciando le astrazioni elettroniche, la tavolozza cromatica del free jazz, le divagazioni spaziali di matrice krautrock.

“Kid A Mnesia” è una finestra aperta su quei giorni inquieti, arricchita da un terzo disco che è la testimonianza materiale di come il suono dei Radiohead stava evolvendo, una improvvisa eclissi si era trasformata in un buco nero che aveva attratto a sé gli androidi paranoici del recente passato, consentendo al nuovo millennio di esprimere la sua anima fatta di archi e tastiere, di piramidi sonore, di echi matematici, di voci sussurrate, di preghiere elettroniche in grado di esorcizzare l’incombente oscurità grazie alle loro rarefatte e minimali ninne-nanna astrali.

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About The Author

Michele Sanseverino è un ingegnere elettronico amante della poesia, della letteratura, dei viaggi e della musica. Creatore della webzine musicale Paranoid Park (www.paranoidpark.it) e membro dello staff di Indie For Bunnies (www.indieforbunnies.com), ama raccontare la musica, i dischi, i luoghi, i concerti, senza mai perdere di vista il nostro presente. Nel 2025 ha pubblicato la raccolta di poesie "Poesie senza parole: cartografie di un lato nascosto", opera che esplora le zone d’ombra e le risonanze interiori del vivere. Nel 2026 è la volta di "Il covo dei giorni dispari: poesie dal margine dei poeti estinti", per chi non si risonosce nei giorni uguali agli altri. Nel 2025 ha pubblicato l'antologia "Cronache Dal Parco Paranoico: Canzoni, Visioni e Futuri Mai Nati", articoli pubblicati su Paranoid Park ed Indie For Bunnies che ripercorrono un po' del nostro cammino dalla fine della pandemia. Altre raccolte di poesia: "Ultravioletto: riedizione fluida" e "Frammenti di tempesta: riedizione fluida"

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