mercoledì, Novembre 30, 2022
Il Parco Paranoico

Voodoo, Kill Your Boyfriend

Mik Brigante Sanseverino Ottobre 19, 2022 Dischi Nessun commento su Voodoo, Kill Your Boyfriend

Il quarto album dei Kill Your Boyfriend, “Voodoo”, è un incontro con gli spiriti primordiali ed irrequieti del rock’n’roll, i quali coesistono, si sovrappongono e quindi arricchiscono le sonorità elettro-punk di riferimento del duo italiano, permettendo al mondo di sotto, quello dell’oscurità e dell’immaginazione, e a quello di sopra, quello della luce e della realtà, di entrare, in maniera costruttiva, in contatto tra loro.

Queste canzoni sono avvolte da un alone epico, rituale ed invocativo, le pulsazioni elettroniche aprono i cancelli della notte a chiunque cerchi risposte al di là del tempo presente, oltre le sue riproduzioni virtuali dell’esistenza e lontano da quelle ossessioni estetiche, puramente materiali, che influenzano i nostri pensieri e le nostre azioni. L’uomo nero sa di dover compiere un viaggio ostico, ma non vuole più accontentarsi di banali immagini riflesse e copie stereotipate; egli aspira alla verità rivelatrice del sole e alla sua energia, in modo da poterne catturare l’essenza e dare forma, consistenza e sostanza ai suoi talismani sonori intrisi di rock psichedelico, di stratificazioni noise-rock, di cupe trame darkwave e di sfumature shoegaze.

Talismani che porteremo con noi ovunque, in qualsiasi incrocio “Papa Legba” ci porrà dinanzi al peso delle nostre stesse scelte, alle loro promesse e ai loro tributi in termini di sacrificio, perdita e sofferenza. Gli ultimi due brani del disco, infatti, ci attirano in una spirale di sonorità drammatiche, crude e taglienti, le quali, attraversando le nostre anime, danno luogo a riverberi e distorsioni, echi e sussurri, pause ed accelerazioni, atmosfere che sono, allo stesso tempo, intrise di malvagità e di benevolenza, di vita e di morte, di speranza e di rassegnazione, mentre, improvvisamente, quando tutto pareva destinato a finire, ecco che nel cielo notturno, in precedenza assolutamente buio, compare, una luce fulgida e brillante. Essa proviene dalla costellazione del blues, la medesima costellazione dalla quale giunge “The Day The Music Died”, che, però, non è più soltanto un canto funebre, ma si trasforma in una preghiera laica affinché gli antenati del rock ci accompagnino nel nostro cammino esistenziale, propiziando la caduta di  tutti i muri e le barriere che, solitamente, per paura o diffidenza, edifichiamo nelle nostre menti e nei nostri cuori, non solo tra i diversi generi musicali, ma anche tra le persone, senza renderci conto, invece, che noi stessi, con le nostre interazioni reciproche, siamo una fluida ed enigmatica jam-session. Più lenta e profonda, come avviene in “Mr Mojo”, più distorta e estraniante, come avviene in “Buster”, ma sempre intrisa di quella che è la magia voodoo della vita, del cambiamento e della trasformazione. 

Like this Article? Share it!

About The Author

Michele Sanseverino, poeta, scrittore ed ingegnere elettronico. Ha pubblicato la raccolta di favole del tempo andato "Ummagumma" e diverse raccolte di poesie, tra le quali le raccolte virtuali, condivise e liberamente accessibili "Per Dopo la Tempesta" e "Frammenti di Tempesta" (www.checkpointcharlie.com). Ideatore della webzine di approfondimento musicale "Paranoid Park" (www.paranoidpark.it) e collaboratore della webzine musicale "IndieForBunnies" (www.indieforbunnies.com).

Comments are closed.