domenica, Luglio 21, 2024
Il Parco Paranoico

Lockstep Bloodwar, Sightless Pit

Mik Brigante Sanseverino Febbraio 2, 2023 Dischi Nessun commento su Lockstep Bloodwar, Sightless Pit

Un’atmosfera che, sin dall’incipit, “Resin On A Knife”, è cupa e feroce: le sonorità industriali, le divagazioni lisergiche, la ricerca sperimentale e le ritmiche hip-hop ci trasportano in un mondo nevrotico nel quale la corrente elettrica brucia la materia organica, i nostri sentimenti assumono una forma vorace e perennemente affamata, per poi sprofondare in torbidi, opprimenti e malevoli fiumi di serotonina.

Ma in fondo, a guardarla bene, questa dimensione, così violenta ed ostile, ci è assolutamente familiare, perché non è altro che tutto ciò che abbiamo attorno, una volta che lo liberiamo dai substrati economici, sociali e politici di falsità ed ipocrisia, nei quali – complici la rete virtuale delle informazioni e il sistema mediatico globalizzato delle bugie – anneghiamo le nostre esistenze, fingendo di non vedere tutta la sofferenza, tutto il dolore, tutta la devastazione e tutta la morte che, quotidianamente, ci circondano. Siamo parte di un modello che utilizza le crisi, le guerre, le ingiustizie, le diversità, per sostenere sé stesso e per permettere ai pochi di sfruttare i molti, ma fino a quando tutto ciò sarà possibile? 

Intanto le trame industrial-rock ed elettroniche si trasformano in struggenti e suggestive sfumature crepuscolari trip-hop e una dolente “Flower To Tomb” ci rammenta – con la sua vibrante e tagliente dolcezza – che finché saremo concentrati solamente sul nostro ego, finché l’unico individuo di cui, davvero, ci importa qualcosa siamo solamente noi stessi, finché tutto sarà ricondotto ad una lotta materialistica per la sopravvivenza del più forte, del più abile, del più furbo o del più ricco, allora, saremo destinati alla disperazione, al nulla e alla solitudine.

Un vuoto che “False Epiphany”, con il suo tocco onirico e penetrante, con la sua rilettura, in chiave elettronica, di ambientazioni cinematiche e noir, ci mette davanti agli occhi, spronandoci a prendere coscienza, una volta per tutte, che la strada sulla quale ci siamo incamminati è una strada senza alcun futuro, è la prigione artificiale, virale ed altamente tecnologica di “Shiv”. Un destino che ci obbliga a consegnare e a rinunciare a tutto il nostro tempo, alla nostra giovinezza, ai nostri sogni… per ricevere in cambio che cosa? Una bara stracolma di chip elettronici, di circuiti stampati, di smartphone, di antenne, di cavetteria elettica, di fibre ottiche, di schermi, di tablet, di computer, di macchine ed oggetti che non fanno altro che appesantirci, piegarci ed ingobbirci, mettendo sulle nostre povere e sciagurate spalle un carico di dolore, di stronzate e di alienazione sempre più grande, sempre più opprimente, sempre più insopportabile.

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About The Author

Michele Sanseverino, poeta, scrittore ed ingegnere elettronico. Ha pubblicato la raccolta di favole del tempo andato "Ummagumma" e diverse raccolte di poesie, tra le quali le raccolte virtuali, condivise e liberamente accessibili "Per Dopo la Tempesta" e "Frammenti di Tempesta". Ideatore della webzine di approfondimento musicale "Paranoid Park" (www.paranoidpark.it) e collaboratore della webzine musicale "IndieForBunnies" (www.indieforbunnies.com).

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