domenica, Aprile 12, 2026
Il Parco Paranoico

Ryuichi Sakamoto, l’Oriente e l’Occidente

Non essere mai scontato, credere nella propria musica e dedicare ad essa il proprio tempo, soprattutto quando scoperte distruttive e dolorose rischiano di gettarti nell’abisso della sfiducia, dell’auto-commiserazione e della resa. Ed invece no, perché anche le verità più difficili da accettare, possono contribuire a creare panorami ed orizzonti melodici unici, nei quali la sperimentazione, l’elettronica e la capacità di apprendere dai grandi maestri del passato – da Bach a Chopin – diventano la testimonianza di un’energia, di una vitalità, di una dedizione e di un impegno che nessuna malattia potrà mai scalfire.

In fondo siamo esseri umani e in quanto tali siamo fragili, limitati, temporanei, imperfetti e deboli, ma è proprio nel riconoscimento di questa nostra debolezza la nostra più grande forza e cioè il coraggio di abbracciare le avversità e di renderle un momento di riflessione collettiva, una musica – come l’ultimo lavoro “12” – capace di accompagnare il tempo, le persone, le loro battaglie, le loro preziose affermazioni e soprattutto i momenti nei quali esse perdono, si abbattono, si affliggono, si piegano, donando loro, però, la possibilità di non spezzarsi mai e di trasformarsi in un’ultima trama, in un’ultima narrazione, in un ultimo riverbero di synth che si espande e si allontana verso le profondità misteriose della notte.

E nessuna notte sarà solitaria se avremo la possibilità di perderci nelle linee di pianoforte di Ryuichi Sakamoto, di rivivere le sue colonne sonore, di sentirci i protagonisti di vicende eroiche. Il più grande lascito di questo irraggiungibile maestro è stato, infatti, proprio il momento della fine, la capacità di dare un senso musicale persino alla sua morte, permettendo così alla vita di rinnovarsi in un pop elettrico, sintetico e gioioso, avanguardista, innovativo e confortante, consapevole del calore umano di personaggi mitici e leggendari, ma profondamente veri e vicini, come David Bowie o Bernardo Bertolucci.

Una strada cosparsa di idee, di lucide follie, di travagli psichedelici, della visione kraftwerkiana della Yellow Magic Orchestra e della percezione assolutamente anti-convenzionale della musica dotta, che si apriva, continuamente, a divagazioni funkeggianti, hip-hop, synth-wave e popolari, che non impedivano, però, di toccare, con mano, tematiche impegnate e dolorose, come tutto ciò che è stato e ci ha lasciato il secondo conflitto mondiale, come la terribile minaccia rappresentata dall’olocausto atomico, come il pericoloso sfruttamento delle risorse naturali del nostro pianeta, i cambiamenti climatici e l’alterazione di equilibri millenari che ci fanno apparire sempre più pazzi nel voler sfidare le forze invisibili che regolano la vita della nostra Terra.           

Like this Article? Share it!

About The Author

Michele Sanseverino è poeta, scrittore e ingegnere elettronico. Creatore della webzine di approfondimento musicale Paranoid Park (www.paranoidpark.it) e collaboratore della webzine IndieForBunnies (www.indieforbunnies.com), intreccia analisi critica e sensibilità letteraria in uno sguardo che attraversa musica, poesia e cultura contemporanea. Nel 2025 ha pubblicato la raccolta di poesie "Poesie Senza Parole: Cartografie Di Un Lato Nascosto", opera che esplora le zone d’ombra e le risonanze interiori del vivere. Nel 2025 ha pubblicato l'antologia "Cronache Dal Parco Paranoico: Canzoni, Visioni e Futuri Mai Nati", articoli tratti dalla webzine Paranoid Park che ripercorrono il nostro cammino dalla fine della pandemia ad oggi. Inoltre: "Ultravioletto: Riedizione Fluida" e "Frammenti Di Tempesta: Riedizione Fluida"

Comments are closed.