sabato, Maggio 25, 2024
Il Parco Paranoico

Un Drago Spaziale alla fine del Mondo [playlist]

Noi non mangeremmo mai nessuno, vero? No. Certo che no. Neanche se stessimo morendo di fame? Stiamo già morendo di fame.

Ho avuto un incubo terribile, ho percepito l’esistenza di un mondo perennemente immobile, divorato da un eterno e minaccioso crepuscolo, nel quale un sole pallido ed innaturale era costretto ad inginocchiarsi ad una IA che, chissà quando, aveva abusato del proprio ruolo per trasformare gli esseri umani prima nei suoi schiavi e successivamente condannarli a combattersi ed ammazzarsi tra loro, con un’efficienza ed un’efficacia che avrebbe fatto impallidire, probabilmente, anche uomini sconsiderati, violenti e privi di scrupoli ed umanità come Attila, Pol Pot, Hitler, Stalin, Caligola, Pinochet, Tamerlano, Putin e tutti i tanti altri despoti ed assassini che, per millenni, hanno seminato dolore, odio, distruzione e morte. 

In questo buco nero che risucchiava qualsiasi barlume di speranza nel futuro o di fiducia nei confronti dei propri simili, l’unico feroce atto di fede era costituito dagli artigli e dalle zanne di un enorme ed impressionante drago di metallo. Una creatura sorta in un passato remoto, nell’epoca Americana dell’inganno, quando i despoti – dell’uno e dell’altro fronte – proibivano ogni pensiero critico ed affidavano ad algoritmi, sempre più invasivi e penetranti, il compito di stringere quello che era un famelico e vorace cappio attorno al collo morbido e sensuale del mondo. Quella creatura inerme e silenziosa è diventata l’ultima divinità alla quale affidare i peccati, le pene, le bestemmie, le maledizioni e le condanne che riempiono, oltre ogni umano livello di sopportazione ed adattamento, questo inferno gelido, tossico e polveroso che ha occupato il cielo e la terra, la terra e il mare.

Si dice che questo nostro ultimo Dio, una volta ridestato dal suo millenario torpore metallico, possa, addirittura, volare oltre il sudario nucleare che riveste il pianeta e cercare una nuova casa nella profondità del cosmo, oltre i pianeti conosciuti. E in un’epoca infame, nella quale non esistono più nemmeno le nuvole, nella quale non ci sono più gli uccelli, né le loro ali a presagire eventi fausti o infausti, ma rimane soltanto questo lugubre, cadaverico ed esangue spazio svuotato di qualsiasi forma di vita, il drago meccanico è l’ultimo mito che resiste a questa micidiale intelligenza artificiale il cui fine ultimo sarà quello di rendere inutile, vana, ridondante e superflua persino la Morte.

La cerchi?
La cerchi!
Un cerchio sottile, spezzato, sardonico
cerchia queste stimmate di periferia
con la mia voce, io ti sto chiamando
M.B.S. [aprile ’23]

Like this Article? Share it!

About The Author

Michele Sanseverino, poeta, scrittore ed ingegnere elettronico. Ha pubblicato la raccolta di favole del tempo andato "Ummagumma" e diverse raccolte di poesie, tra le quali le raccolte virtuali, condivise e liberamente accessibili "Per Dopo la Tempesta" e "Frammenti di Tempesta". Ideatore della webzine di approfondimento musicale "Paranoid Park" (www.paranoidpark.it) e collaboratore della webzine musicale "IndieForBunnies" (www.indieforbunnies.com).

Comments are closed.