Warning: count(): Parameter must be an array or an object that implements Countable in /web/htdocs/www.paranoidpark.it/home/wp-includes/post-template.php on line 293
mercoledì, Ottobre 16, 2019
Il Parco Paranoico

More, Pink Floyd (50 anni)

Mik Brigante Sanseverino Giugno 14, 2019 Anniversari Nessun commento su More, Pink Floyd (50 anni)

Dopo il surreale e favolistico “The Piper At TheGates Of Down” e l’oscuro e psichedelico “A Saucerful Of Secrets”, i Pink Floyd avevano la necessità di comprendere quale dovesse essere la loro strada, sentivano il bisogno di dover sperimentare, liberamente, nuovi suoni e di dover individuare lo stile più adatto con cui esprimere le proprie idee. Il tutto, però, doveva essere fatto senza il peso e la pressione di un nuovo album. Di conseguenza, la soluzione migliore, sia dal punto di vista della libertà espressiva, che dal punto di vista della ricerca musicale, parve essere il mondo delle colonne sonore. E così decisero di collaborare con il regista francese Barbet Schroeder e realizzare la colonna sonora per il suo film “More”.

La pellicola narra dell’incontro tra Stefan, un giovane studente tedesco di matematica, ed Estelle, una ragazza americana. Il ragazzo, desideroso di fare nuove esperienze e di conoscere il mondo, incontra Estelle a Parigi, ne resta immediatamente affascinato e decide di seguirla ad Ibiza, dove la giovane, ad insaputa di Stefan, ha una relazione con un certo dottor Wolf, un uomo crudele e senza scrupoli, nonché un ex nazista. Stefan non si perde d’animo e riesce a liberare Estelle dalle grinfie del suo aguzzino. I due giovani, quindi, sono finalmente liberi di dare sfogo alla propria passione.
Ma Stefan scopre pian, piano che in Estelle è molto forte il desiderio di oltrepassare ogni limite e muoversi, continuamente, sul baratro dell’autodistruzione; la ragazza, infatti, lo inizia all’uso sfrenato di eroina. Lui, dapprima, è titubante, non vorrebbe drogarsi, ma poi si lascia travolgere da quelle sensazioni sconvolgenti ed entrambi, finiscono per cadere rapidamente nella spirale di quella micidiale droga. Ad un certo punto, rendendosi conto che sono ormai divenuti dei veri e propri eroinomani, cercano di liberarsi da quella schiavitù passando al consumo di LSD, ma il loro tentativo si rivela, ben presto, inutile, perché entrambi ripiombano nuovamente nel baratro oscuro dell’eroina. Per Stefan, purtroppo, non ci sarà più nulla da fare; il ragazzo andrà incontro al suo tragico destino: alla sua fine prematura.

L’album si apre con un brano atipico, senza batteria, “Cirrus Minor”. Il brano è caratterizzato da un’atmosfera allucinata e bucolica, caratterizzata da un cinguettio continuo di uccelli che accompagna la musica e le parole fino al termine della canzone. Segue poi “The Nile Song”, una vera e propria canzone hard rock, una delle poche realizzate dai Pink Floyd nel corso della loro lunga carriera. La canzone sposta l’attenzione dell’ascoltatore dalla campagna e dal vecchio camposanto decantato in “Cirrus Minor” – un luogo sereno e pacifico nel quale l’erba cresce libera tra tombe dimenticate dal tempo – alla vicenda di Stefan ed Estelle. Stefan ha, infatti, appena deciso che seguirà la donna che ama ovunque, fino a quelle isole del sole eterno, dove è sicuro che lei, prima o poi, sarà solamente sua. Una dichiarazione d’amore incondizionato che lo condurrà, purtroppo, verso un’atmosfera di sogno infinito, nella quale è impossibile percepire i pericoli della vita reale. In un certo senso Stefan ha una premonizione su quello che sarà il suo destino fatale, è come se già sapesse che Estelle non può fare a meno di trascinarli entrambi verso il basso, sempre più in basso. Il trittico iniziale è chiuso, infine, dalla folk ballad, “Crying Song”, nella quale tutto sembra farsi etereo e sfumato: i sorrisi, le lacrime, la gioia e la tristezza, si fanno sempre meno delineati e con lo scorrere del tempo sembrano quasi perdere la loro importanza; non ci sono più contorni, non ci sono più sensazioni contrastanti.

Con “Green Is The Colour” la vicenda amorosa di Stefan ed Estelle tocca il suo apice massimo di passione. La ragazza si è appena liberata del suo triste aguzzino; i due giovani mettono, finalmente, in atto la loro fuga d’amore. Tutto, però, sembra consumarsi troppo velocemente e troppo avidamente, proprio come l’eroina che Estelle ha rubato al suo vecchio amante-spacciatore. Stefan non riesce a vedere altro che lei, non si rende conto del pericolo imminente, è completamente smarrito in quella luce verde. Il ragazzo è convinto, infatti, che quello sia il colore dell’anima della sua amata. Ma i suoi occhi, invece, stanno ingannando la mente: sta per varcare il sottile confine tra lo speranzoso ed il maledetto, recita inesorabilmente l’ultimo verso di questa triste canzone.

“Cymbaline” è un brano psichedelico dalle sonorità tipicamente orientali. Da un lato accompagna il primo incontro, avvenuto a Parigi, tra i due giovani, dall’altro esso concede a Roger Waters la possibilità di criticare, per la prima volta in un suo testo, l’atteggiamento dell’industria musicale, qui rappresentata da agenti e manager, interessati solo ed esclusivamente al proprio tornaconto economico e del tutto sordi ed insensibili alla fragilità, alle debolezze, allo stato di salute degli artisti, i quali, senza forse rendersene neppure conto, camminano su uno stretto sentiero, mentre lo strapiombo è a picco ed è molto alto. Le case discografiche non fanno altro che ossessionarti con i loro numeri disumani, con le loro pressanti richieste, con le loro assurde necessità, è uno stillicidio continuo. Intanto, l’uomo, l’artista, è sottoposto ad una pressione terribile che lo consuma.

Che ne dite? Pensate che la coppia finale di versi sarà in rima?

Una semplice domanda, una domanda carica di sarcasmo, di ansia e di tensione, che sembra quasi preannunciare, con dieci anni di anticipo, la più famosa e celebrata “Mother, do you think they’ll like this song?”.

Pubblicazione: 13 giugno 1969
Durata: 45:07
Dischi: 1
Tracce: 13
Genere: Psychedelic Rock
Etichetta: Columbia Graphophone Company/EMI, Tower Records/Capitol
Produttore: Pink Floyd
Registrazione: 1 febbraio – 31 maggio 1969

1. Cirrus Minor – 5:18
2. The Nile Song – 3:26
3. Crying Song – 3:33
4. Up The Khyber (instrumental) – 2:12
5. Green Is The Colour – 2:58
6. Cymbaline – 4:50
7. Party Sequence (instrumental) – 1:07
8. Main Theme (instrumental) – 5:27
9. Ibiza Bar – 3:19
10. More Blues (instrumental) – 2:12
11. Quicksilver (instrumental) – 7:13
12. A Spanish Piece – 1:05
13. Dramatic Theme (instrumental) – 2:15

Like this Article? Share it!

About The Author

Michele Brigante Sanseverino, poeta, scrittore ed ingegnere elettronico, ha pubblicato "Il Covo Dei Briganti" (poesie), "Ultravioletto" (poesie) ed "Ummagumma" (favole del tempo andato). Gestisce una propria pagina di resistenza poetica "CheckPointCharlie" (www.checkpointcharlie.it), oltre che collaborare con la webzine "IndieForBunnies" (www.indieforbunnies.com). Contatti: postmaster@paranoidpark.it

Comments are closed.