sabato, Marzo 2, 2024
Il Parco Paranoico

2023, I Dieci Migliori Album Italiani

Mik Brigante Sanseverino Dicembre 8, 2023 Parole 1 commento su 2023, I Dieci Migliori Album Italiani

Non si può essere uccise per aver lasciato il fidanzato.

E’ qualcosa di aberrante, qualcosa che non può essere assolutamente tollerato.

Non è più sufficiente, non lo è mai stata, l’ondata, fine a sé stessa, di cordoglio nazionale. Ma è necessario – anche perché vi sono ancora, troppe, molte persone che si rifiutano di accettare e riconoscere il tronfio maschilismo che permea, dalle radici, questa società – che si costruisca, davvero, l’altro domani di cui parla Paola Cortellesi nel suo film.

Certo, è auspicabile, sicuramente, una rigorosa e ferrea stretta legislativa nei confronti dei colpevoli di questi omicidi efferati, si tratta di assassini violenti e vanno trattati e puniti come tali, senza cadere nel circolo vizioso delle possibili motivazioni psicologiche, dei sensi di colpa o della solitudine. Perché, altrimenti, così non facciamo altro che alimentare i germi di quei comportamenti manipolatori, paranoici e rabbiosi che sono le prime avvisaglie di queste tragedie.

Perché, come ci ha spiegato, lucidamente, Michela Murgia, quando subiamo un furto, lo condanniamo, immediatamente, tutti, senza preoccuparci di quali possano essere le ragioni, le mancanze o le difficoltà esistenziali del ladro, mentre, invece, spesso, nei confronti di questi criminali di “buona” o meno buona famiglia sentiamo parlare di colpe, di comportamenti, di atteggiamenti, di sentimenti feriti, di problemi psicologici, di un fatidico raptus?

Basta!

Basta, perché non se ne può più, questo è un modo di pensare patologico, un modo di pensare che non fa che alimentare la spirale di possesso, di controllo, di rancore, di violenza che annienta l’amore, se mai c’è stato davvero l’amore, e qualsiasi altro sentimento umano. 

E con questa foto che abbiamo visto tante volte, per Lei, per Giulia Cecchettin, nella speranza di un futuro completamente diverso e di un presente che bruci dalle sue fondamenta tossiche e malate, accompagniamo la nostra classifica paranoica dei dieci migliori album italiani del 2023.

#10) BUD SPENCER BLUES EXPLOSION
“Next Big Niente”
[Recensione]

Ma la voglia di evadere, di esplorare, di viaggiare, di conoscere e di liberarsi dalla maledetta morsa dell’ordinarietà che avvilisce il nostro presente – spingendosi in mondi sonori inesplorati, emotivamente ed intellettivamente fantastici – la sentiamo, forte e presente, dentro di noi, fuori di noi. La percepiamo, nonostante i tanti muri che ci impediscono di vedere cosa accade al di là del nostro bel giardino e del nostro comodo appartamento. Oltre la strada. Oltra la città. Oltre il paese. Oltre il mare.

#9) BAUSTELLE
“Elvis”
[Recensione]

Ma, fortunatamente, ci sono luoghi magici, a metà strada tra Milano ed il vostro cuore, nei quali è ancora possibile perdersi, cadere, impazzire, sbagliare, morire e magari risuscitare, alla faccia di tutti i benpensanti, delle zone a traffico limitato e dei licenziamenti per giusta causa, tra queste trame di piano, tra gli echi della intramontabile grandezza del maestro Battiato, tra le sofisticate atmosfere cinematiche e la voglia di rendere “Elvis” un disco diretto, scomodo, sincero, salutare per le nostre coscienze sempre più narcotizzate, avvilite, incattivite ed impaurite.

#8) BAD PRITT
“Debris”
[Recensione]

Una coscienza che si esprime sia attraverso rassicuranti ed avvolgenti melodie di matrice post-rock e dream-pop, sia attraverso passaggi più incisivi ed obliqui che spronano gli ascoltatori a privarsi di tutti gli elementi superficiali che li distraggono e disorientano e cogliere, invece, le presenze e le forze invisibili insite nella natura. Essenze che oltrepassano ogni fine, ogni trauma, ogni perdita, ogni dolore e che ci permettono di metabolizzare, sia individualmente, che collettivamente, lo sconforto, il lutto, l’assenza, l’abbandono, il silenzio, permettendoci, di conseguenza, di riempire il vuoto con queste sette date sonore costituite da synth, pianoforte, archi e chitarra.

#7) LELAND DID IT
“Hotel Moderno”
[Recensione]

Oggi, più che mai, noi, esseri umani, abbiamo perduto la capacità di avanzare e di crescere verticalmente, raggiungendo, di conseguenza, stadi superiori di conoscenza del nostro inconscio, dei nostri sentimenti, della nostra emotività e delle nostre percezioni, anzi siamo rimasti del tutto invischiati in una palude digitale, iper-tecnologica ed orizzontale, assolutamente statica e senza sbocchi. Sprofondiamo, sempre più, in questa dimensione fasulla ed ossessiva, mentre teniamo strette in mano vecchie e consumate cartoline ingiallite – testimonianze di un tempo trascorso – che continuiamo a fissare, con drammatica e sognante malinconia, mentre il mondo, tutt’intorno a noi, sta andando in rovina.

#6) BOSCO SACRO
“Gem”
[Recensione]

Se sapessimo, davvero, come siamo fatti dentro, com’è il mondo interiore, allora, forse, potremmo comprendere meglio anche quello esteriore, potremmo renderci davvero conto di tutto quello che abbiamo attorno e che, erroneamente, consideriamo un a semplice e inerme appendice dei nostri bisogni, delle nostre necessità, di quel cieco e omologante materialismo che ci immobilizza e ci impedisce di pensare, di creare, di conoscere, di dialogare, di scambiare e soprattutto di percepire tutte le voci, i sussurri, i respiri, i segnali, i messaggi che ci giungono da Ade e Persefone.

#5) BONO / BURATTINI
“Suono In Un Tempo Trasfigurato”
[Recensione]

Ed è proprio questa relazione continua tra ciò che si vede e ciò che è nascosto, tra ciò che appare e ciò che è, tra quella che è la nostra fantasiosa creatività e quello che chiamiamo pragmatismo, adattamento, concretezza o praticità, a mantenere questi dieci brani in un perfetto stato di equilibrio tra il sogno e la veglia, in una preziosa e luccicante dimensione onirica e psichedelica, che richiama gli epici album progressive e psych-rock degli anni Settanta, restando, però, sempre ben connessa alla nostra attualità, a questo nostro morboso presente nel quale, sempre più spesso, l’ipocrisia e la retorica a buon mercato hanno la meglio sulla verità e sulla giustizia, trasfigurando la nostra stessa umanità, brutalizzandola, appiattendola, impoverendola ed omologandola su posizioni oscure, reazionarie, reprimenti e repressive. 

#4) C’MON TIGRE
“Habitat”
[Recensione]

In un mondo, che sembra farsi sempre più divisivo, intransigente, ostile e strutturato in rigorosi ed austeri compartimenti stagni, attraverso i quali è, praticamente, impossibile muoversi liberamente, soprattutto se non si dispone di una consistente quantità di denaro e di protezione, i C’mon Tigre si dedicano all’annullamento di tutte queste distanze irreali – di natura disumana – riportando ogni cosa alla naturale ed amorevole dimensione del viaggio, dello scambio culturale, della conoscenza, delle reciproche contaminazioni e di musiche, apparentemente eterogenee tra loro, le cui radici più profonde sono, invece, radici intimamente ed umanamente comuni.

#3) LUCIO CORSI
“La Gente Che Sogna”
[Recensione]

Canzoni che sembrano uscire dagli anni Settanta, canzoni che liberano il loro tocco, il loro profumo ed il loro sapore, alieno e lisergico, sulle persone comuni, le quali sono, sempre più spesso, intrappolate nelle loro immagini riflesse, nelle loro vite riflesse, nei loro sentimenti riflessi, nei loro pensieri riflessi, in tutto ciò che riflette solamente odio e cattiveria, bullismo e tutte quelle menzogne il cui unico obiettivo è farci apparire diversi e, di conseguenza, allontanarci gli uni dagli altri, facendo sì che il nostro vicino, quello che incontriamo, casualmente, al bar, al supermercato, in strada o in metropolitana diventi il nostro peggior nemico.

#2) EMIDIO CLEMENTI & CORRADO NUCCINI
“Motel Chronicles”
[Recensione]

Le immagini, le parole ed i suoni diventano un tutt’uno, una tela unica nella quale non ci sono più solamente Emidio Clementi e Corrado Nuccini, non si sono più solamente le allucinanti rivelazioni di Sam Shepard, ma altri artisti, altri attori, altri scrittori, altre sensibilità, spesso appartenenti a persone comuni, del tutto ignote e sconosciute, emergono dall’oscurità per fornirci le proprie testimonianze emotive e le proprie esperienze di vita vissuta, mentre i loro occhi si perdono, dolcemente, in un sogno anestetizzante che taglia, come fosse una gelida lama affilata, le Badlands della nostre stesse coscienze cortesi e silenziose, facendo sì che le stelle di un cielo minimalista, amorevole e lisergico possano, finalmente, tornare a brillare sui nostri passi e sulle nostre umane inquietudini. 

#1) DANIELA PES
“Spira”
[Recensione]

La musica di Daniela Pes assume una connotazione universale, si eleva dalla natia Sardegna, drone-music portatore non di morte, ma di un messaggio di pace, di serenità e di armonia, e si rivolge a chiunque abbia a cuore una concezione dell’arte, della musica, della vita, dei rapporti e delle relazioni sociali che elimini, una volta per tutte, le barriere, i vincoli, i muri, i divieti che, sempre più spesso, vediamo ergersi tra i popoli e le nazioni.  Questi brani, con la loro elasticità espressiva, con la loro potente componente immaginifica e fiabesca, con la loro essenza sacrale, con il loro background lisergico e psichedelico, con il loro appassionante e stimolante potere comunicativo, vanno aldilà delle gelide e bellicose norme sulle quali si basa il mondo moderno e riportano al centro dell’interesse collettivo la riscoperta delle nostre passioni, dei nostri sentimenti, della nostra storia comune.

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About The Author

Michele Sanseverino, poeta, scrittore ed ingegnere elettronico. Ha pubblicato la raccolta di favole del tempo andato "Ummagumma" e diverse raccolte di poesie, tra le quali le raccolte virtuali, condivise e liberamente accessibili "Per Dopo la Tempesta" e "Frammenti di Tempesta". Ideatore della webzine di approfondimento musicale "Paranoid Park" (www.paranoidpark.it) e collaboratore della webzine musicale "IndieForBunnies" (www.indieforbunnies.com).

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