venerdì, Ottobre 30, 2026
Parco Paranoico

Blak Saagan @ Chimera Fest, Casertavecchia 24/10/2026

Le elettroniche circolari, fluide e sperimentali di Blak Saagan rompono gli argini del tempo: futuro e passato diventano entrambi colpa e vergogna, giudizio e punizione, mentre la dea ancestrale dell’umanità continua a osservarci dalle profondità millenarie della Storia, irridendo i nostri tentativi di controllo, la nostra fame di potere, le nostre pericolose fragilità emotive. Le sue sembianze, scolpite in una statuetta di pietra, d’osso, di metallo o d’argilla, urtano e sbaragliano il flusso incessante di byte, di dati e di informazioni di cui la nostra epoca è così dipendente, vorace e famelica. Intanto, nella musica del compositore veneziano, lo sguardo della dea attraversa ogni simbolo, ogni linguaggio e ogni idioma di supremazia e di prepotenza, ogni Dio creato ad immagine e somiglianza del male umano, ogni tentativo di manipolazione della verità, ogni menzogna costruita per giustificare crimini, violenze, guerre e genocidi, ogni politica fondata sull’odio, sul pregiudizio, sulla brama di ricchezza. E così gli Stati e i governi, quelli del passato, come quelli del futuro, continuano a sognare armi sempre più micidiali, sempre più distruttive.

Eccoci, dunque, nel 2026. Mentre, dal cielo, imperversano droni e missili, mentre Gaza viene ridotta a macerie e corpi senza vita sepolti ovunque, mentre si dibatte inutilmente di pace, di sicurezza, di diritti o di libertà, il mondo continua ad essere stritolato dalla ferocia degli imperialismi e sfruttato dalle nuove, subdole ed ipocrite forme di colonialismo. Il liberismo economico diventa il grimaldello degli Stati Uniti e delle cosiddette democrazie occidentali, ma il pianeta resta invischiato nel lezzo dei derivati del petrolio, nel gasolio, nel gas, nella benzina, nel controllo militare delle risorse naturali, degli stretti, delle vie di passaggio. E, allora, tutte le nostre belle parole si sfaldano. Perdono consistenza, precipitano nel rumore e si trasformano negli elementi pulsanti e nevrotici con cui Blak Saagan costruisce le sue ammalianti traiettorie sonore: distopiche, oscure, veementi.

È una danza allo stesso tempo primordiale e visionaria, futurista ed irrefrenabile, attorno ai nostri sentimenti più nascosti; una danza capace di strapparci, finalmente, le maschere del conformismo e delle buone maniere, per mostrare il mostro che vive oltre la forma. Un mostro che possiamo sconfiggere soltanto se impariamo a riconoscere. Ed è proprio qui che la musica di Blak Saagan incontra il tentativo del Chimera Festival: portare alla luce quelle dinamiche sporche che, a seconda delle convenienze del momento, chiamiamo giustizia o democrazia, ma che, spesso, non sono altro che le antiche forme del patriarcato, dello schiavismo, del razzismo e della sopraffazione. Forme che cambiano nome, linguaggio, tecnologia, ma attraverso le quali il potere nelle mani sporche di sangue di pochi individui continua, da millenni, a governare, umiliare e soggiogare l’umanità.

E, forse, è proprio dal Mediterraneo, questo mare antico che unisce, mentre gli uomini continuano, ostinatamente, a dividere, che dovremmo ricominciare a guardare il mondo. Un mare attraversato da popoli, da lingue, da dèi, da eserciti, da mercanti e da migranti; luogo di incontro e di contaminazione, ma anche frontiera, conquista, naufragio e sepoltura. Da millenni le sue sponde si osservano, si mescolano e si combattono, prigioniere di una contrapposizione sociale, culturale, religiosa e politica che continua a costruire identità attraverso la necessità di un confine e di un nemico. Ma la musica sperimentale, nelle sue evoluzioni eclettiche, digitali ed imprevedibili, può insegnarci qualcosa proprio perché non ha bisogno di scegliere una sponda cui dover appartenere. Essa attraversa le differenze, le assorbe, le deforma; recupera strutture appartenenti a storie remote e distanti e le innesta nel presente, lasciando convivere l’arcaico e l’elettronico, il rito e la macchina, la memoria e l’ignoto. Non cancella le differenze, ma le sottrae alla necessità di diventare, per forza di cose, odio e contrapposizione. Ed è forse questo, nel nostro piccolo, uno dei gesti più radicali che l’arte può ancora compiere: aiutarci a costruire uno sguardo autenticamente libero dalle sovrastrutture che abbiamo innalzato nei secoli per riconoscerci e, troppo spesso, per separarci, odiarci e combatterci. 

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About The Author

Michele Sanseverino è un ingegnere elettronico amante della poesia, della letteratura, dei viaggi e della musica. Creatore della webzine musicale Paranoid Park (www.paranoidpark.it) e membro dello staff di Indie For Bunnies (www.indieforbunnies.com), ama raccontare la musica, i dischi, i luoghi, i concerti, senza mai perdere di vista il nostro presente. Nel 2025 ha pubblicato la raccolta di poesie "Poesie senza parole: cartografie di un lato nascosto", opera che esplora le zone d’ombra e le risonanze interiori del vivere. Nel 2026 è la volta di "Il covo dei giorni dispari: poesie dal margine dei poeti estinti", per chi non si risonosce nei giorni uguali agli altri. Nel 2025 ha pubblicato l'antologia "Cronache Dal Parco Paranoico: Canzoni, Visioni e Futuri Mai Nati", articoli pubblicati su Paranoid Park ed Indie For Bunnies che ripercorrono un po' del nostro cammino dalla fine della pandemia. Altre raccolte di poesia: "Ultravioletto: riedizione fluida" e "Frammenti di tempesta: riedizione fluida"

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