Una band che, inevitabilmente, ci riporta indietro di qualche decennio, verso quegli anni Novanta che, oggi, vengono evocati praticamente ovunque, infilati dentro qualsiasi discorso, anche quando non c’entrano assolutamente nulla. Come se bastasse pronunciarne il nome per restituire autenticità, rumore, inquietudine e una qualche forma di purezza perduta. Eppure, per i Dinosaur Jr., quegli anni non sono mai stati una semplice suggestione estetica, né tantomeno un luogo mitologico nel quale rifugiarsi: sono stati carne, volume, distorsione, amplificatori saturi e traiettorie sonore volutamente imperfette, grezze, spigolose, ostinatamente in bassa fedeltà.
Poi il tempo è trascorso, inevitabile come sempre. Il loro suono si è progressivamente ripulito, ha trovato nuovi equilibri, ha imparato a convivere con una produzione più definita senza rinunciare, completamente, a quella fragilità rumorosa che ne aveva caratterizzato l’identità. Fino ad arrivare, oggi, a “There Near”, un album che sembra compiere un movimento contrario, quasi istintivo: tornare verso una dimensione più sporca, immediata e graffiante, senza però trasformare quel ritorno in una sterile operazione nostalgica. Perché ciò che emerge maggiormente da queste canzoni è proprio una sensazione di spontaneità e naturalezza. Una naturalezza talvolta persino cruda nel descrivere, osservare e affrontare ciò che siamo abituati a definire, con una certa superficialità, “l’ordinario quotidiano”. Un’espressione apparentemente innocua, rassicurante, dentro la quale, invece, possono nascondersi mostruosità enormi: spirali di dolore che sembrano non avere termine, solitudini improvvise, incapacità di comunicare, sconfitte sentimentali, crepe emotive e gli accenti pericolosi di depressioni che rendono ogni gesto più pesante, ogni distanza più profonda, ogni mattina una piccola battaglia da ricominciare.
I Dinosaur Jr. non hanno mai finto di non conoscere questi territori. Anzi, probabilmente, è proprio questa familiarità con la parte più vulnerabile, storta e irrisolta dell’esistenza ad aver permesso loro, negli anni, di intercettare emozioni e stati d’animo che avrebbero trovato nella distorsione, nella sporcizia delle chitarre e nell’aggressività sonora la propria risposta naturale. Quella stessa risposta che, negli anni Novanta, avrebbe contribuito al successo di moltissime band, trasformando disagio, alienazione e incapacità di adattarsi in una lingua condivisa da un’intera generazione.
Ma nei Dinosaur Jr. c’è sempre stato qualcosa di differente. Il loro taglio è stato — e continua a essere — meno spettacolare, meno incline all’eccesso e alla teatralizzazione del dolore. Più dimesso, forse, ma proprio per questo più crudo. Più cupo. Come se dietro ogni esplosione elettrica permanesse la consapevolezza che non tutte le ferite hanno bisogno di diventare tragedie e che alcune delle peggiori possono, tranquillamente, accompagnarci al supermercato, in automobile, al lavoro, durante una telefonata o mentre fissiamo il soffitto di una stanza aspettando che qualcosa, finalmente, cambi. “There Near” sembra muoversi proprio dentro questa geografia dell’imperfezione. Non cerca necessariamente soluzioni, né pretende di trasformare le sconfitte in lezioni edificanti. Le osserva, le attraversa, qualche volta le prende a calci con una chitarra, altre volte lascia, semplicemente, che rimangano lì, davanti a noi, con tutto il loro peso. Perché, alla fine, resta una certezza tutt’altro che rassicurante: la fallibilità degli esseri umani continuerà a provocare i suoi danni. Continueremo a sbagliare persone, parole, tempi e direzioni; a costruire distanze proprio quando vorremmo eliminarle; a ferire e a essere feriti; a promettere cose che non saremo capaci di mantenere. E quando tutto questo accadrà, i Dinosaur Jr. saranno, probabilmente, ancora lì a prenderne atto con le loro “schitarrate” sconsolate, con quella malinconia elettrica che sembra provenire da un amplificatore lasciato acceso in una stanza vuota.
Con il loro bagaglio di guerre perse, naturalmente. Guerre che sanno perfettamente di non poter vincere e che, proprio per questo, continueranno, ostinatamente, a cercare e a combattere. Perché forse non è mai stata la vittoria ciò che interessava davvero ai Dinosaur Jr., ma il rumore prodotto nel tentativo di raggiungerla. Un rumore imperfetto, umano, vulnerabile. Quello di ieri, quello di oggi, quello di qualsiasi presente deciderà ancora di presentarsi davanti ai loro amplificatori.






















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