giovedì, Ottobre 15, 2026
Parco Paranoico

FENIAN, Kneecap

Mik Brigante Sanseverino Maggio 1, 2026 Dischi Nessun commento su FENIAN, Kneecap

Non puoi limitare un disco come “Fenian” dentro i confini di una recensione: è più simile a una detonazione, a un gesto che rompe la superficie del tempo. I Kneecap non chiedono il permesso, non cercano una mediazione. Agitano, sovvertono, rifiutano. E nel farlo, prendono secoli di storia — fatti di privazioni, di umiliazioni, di compromessi — e li trasformano in materia sonora, in urgenza che pulsa. C’è una linea invisibile che attraversa il disco, una frattura che diventa specchio: quella tra Irlanda e Palestina. Non è solo una suggestione politica, ma un corto-circuito profondo, quasi inevitabile. Le coordinate saltano — spazio, tempo, cultura, religione — e tutto si sovrappone fino a confondersi. Il passato coloniale britannico si riflette nelle dinamiche contemporanee del conflitto mediorientale, e il risultato è una tensione continua, una ferita aperta che non smette di sanguinare. Non è un paragone rassicurante, né tantomeno neutrale: è un’accusa, un grido, un atto di riconoscimento reciproco tra oppressioni che si parlano, si riconoscono, si stringono.

Così Belfast finisce per guardarsi dentro e ritrovarsi nella Striscia di Gaza. E ogni torto, ovunque accada, smette di essere isolato, ma diventa linguaggio comune, collante, alleanza. È lo stesso meccanismo che i potenti hanno sempre saputo sfruttare, piegando le paure e le identità per consolidare il loro iniquo controllo. Ma qui accade qualcosa di diverso: i Kneecap lo ribaltano. Lo prendono, lo espongono, lo riscrivono. Musicalmente, Fenian è una tensione continua tra passato e presente. I beat sincopati costruiscono un’impalcatura nervosa, quasi febbrile, su cui le parole si trasformano in scariche elettriche. Il loro rap urbano si sporca, si contamina: c’è l’ombra ruvida del post-punk, il battito malinconico del trip-hop, e una coralità che richiama nuove e vecchie voci della resistenza, da Kae Tempest fino al rapper Fawzi. Non è solo una questione di stile, ma di comunità sonora, di costruzione di un fronte emotivo prima ancora che politico.

E poi c’è la rabbia, quella vera, quella che non si lascia addomesticare. Libertà, qui, non è una parola astratta: è sopravvivenza. È il diritto a non essere ammazzati, a non essere ridotti al silenzio. È il rifiuto netto di chi parla, discute, analizza all’infinito senza mai agire — diventando, consapevolmente o meno, complice di chi opprime. I Kneecap non hanno alcuna pazienza per questo. Non vogliono interlocutori, vogliono rotture. Le invettive diventano allora lame. Quelle rivolte a Keir Starmer sono brutali, senza filtri, volutamente scomode: lo dipingono come una figura piegata al potere, una troia pronta a concedersi al più forte, al più ricco, al più influente. È un attacco forte. E in questo eccesso, in questa violenza verbale, si riflette il giudizio su un intero Occidente che si riduce a un sistema corrotto che censura, cancella tour, vieta concerti, accusa di terrorismo, trascina in tribunale.

Eppure non basta. Perché la musica, quando è reale, quando nasce da un’urgenza autentica, sfugge. Non ha bisogno di palchi ufficiali, né di legittimazioni istituzionali. È invisibile e inarrestabile, si infiltra ovunque, attraversa confini, aggira divieti. Vive nei corpi, nelle voci, nelle mancanze del sistema. “Fenian” è una presa di posizione radicale che vuole essere sentita.

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About The Author

Michele Sanseverino è un ingegnere elettronico amante della poesia, della letteratura, dei viaggi e della musica. Creatore della webzine musicale Paranoid Park (www.paranoidpark.it) e membro dello staff di Indie For Bunnies (www.indieforbunnies.com), ama raccontare la musica, i dischi, i luoghi, i concerti, senza mai perdere di vista il nostro presente. Nel 2025 ha pubblicato la raccolta di poesie "Poesie senza parole: cartografie di un lato nascosto", opera che esplora le zone d’ombra e le risonanze interiori del vivere. Nel 2026 è la volta di "Il covo dei giorni dispari: poesie dal margine dei poeti estinti", per chi non si risonosce nei giorni uguali agli altri. Nel 2025 ha pubblicato l'antologia "Cronache Dal Parco Paranoico: Canzoni, Visioni e Futuri Mai Nati", articoli pubblicati su Paranoid Park ed Indie For Bunnies che ripercorrono un po' del nostro cammino dalla fine della pandemia. Altre raccolte di poesia: "Ultravioletto: riedizione fluida" e "Frammenti di tempesta: riedizione fluida"

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