venerdì, Settembre 11, 2026
Il Parco Paranoico

Cruzando Fronteras @ Mr Rolly’s, Vitulazio 29/8/26

Sul confine tra il Messico e il Texas non crescono solamente l’odio, la diffidenza, il razzismo e la paura, alimentati dalle politiche e dalle visioni imperialiste trumpiane di un’America morbosa, prepotente e ostile. Un’America che, ovviamente, non nasce con quest’ultimo sciagurato e incapace presidente, ma che esiste da sempre e che, da sempre, si confronta e si scontra con un’altra America.

Un’America differente, sotterranea e irrequieta. Un’America fatta di musiche clandestine, ritmi meticci, lingue che si rincorrono e culture, apparentemente lontane, che finiscono per incontrarsi, riconoscersi e contaminarsi. Un’America che non ha mai smesso di attraversare il deserto, di oltrepassare il Rio Grande, di muoversi liberamente tra le sue due sponde, ricordandoci una verità tanto semplice quanto continuamente rimossa: nessun muro, per quanto alto e spesso, può fermare davvero la naturale attitudine degli esseri umani a parlarsi, mescolarsi, amarsi e costruire assieme nuove esperienze, nuovi linguaggi, persino nuove culture.

E se i muri rappresentano l’ossessione politica della separazione, la musica e l’arte sono, al contrario, i ponti naturali attraverso i quali quelle distanze possono essere attraversate. È precisamente in questo territorio fisico, culturale e immaginario che prende vita il progetto dei Cruzando Fronteras. Già il nome è una dichiarazione d’intenti: attraversare le frontiere, renderle permeabili, trasformare una linea tracciata sopra una carta geografica in un luogo d’incontro. John Convertino, Carrie Rodriguez e Luke Jacobs non si limitano, semplicemente, a mescolare inglese e spagnolo, Messico e Stati Uniti, cumbia, folk e rock. Fanno qualcosa di più profondo: affondano le radici delle proprie canzoni nelle narrazioni, nelle contraddizioni e nelle ferite di quelle terre di confine.

Le loro sono storie d’amore e di morte, di partenze e di ritorni, di coraggio e di sacrificio. Storie di frontiere attraversate fisicamente e di altre, probabilmente, ancora più difficili da superare, costruite dentro le nostre teste. Perché il presente non può essere semplificato attraverso una bandiera, né tantomeno raccontato evocando esclusivamente quanto di negativo, minaccioso e pericoloso esista “dall’altra parte”.

L’altra parte. Due parole apparentemente innocue che, ripetute abbastanza a lungo, possono diventare una distanza enorme. Possono trasformare una persona in uno straniero, uno straniero in un nemico e un confine geografico in un confine dell’anima. Poi, però, attraversi quel fiume. E magari ti ritrovi per le strade di El Paso o di Ciudad Juárez e scopri che, dall’altra parte, le persone sono esattamente come noi. Hanno paure e desideri, necessità e aspirazioni, amori da proteggere, morti da ricordare, famiglie alle quali ritornare, sogni che qualche volta sembrano troppo lontani e altri per i quali vale ancora la pena mettersi in viaggio.

E hanno la musica. Una musica che possiede una propria bellezza indipendentemente dal nome che decidiamo di darle: cumbia, tex-mex, folk-rock, americana, musica latina. Le definizioni diventano, improvvisamente, insufficienti, perché ciò che conta davvero sono le vibrazioni che quelle note riescono a produrre quando attraversano, liberamente, le frontiere: calde, positive, accattivanti, viscerali, a tratti malinconiche e subito dopo travolgenti. È proprio quando quei linguaggi si incontrano che accade qualcosa. Le identità non scompaiono: si moltiplicano.

La musica messicana non smette di essere messicana perché incontra il folk americano, così come il rock non perde la propria anima lasciandosi attraversare dalla cumbia e dai ritmi latini. Al contrario, ogni elemento sembra acquistare nuovi significati, nuove sfumature, nuovi territori nei quali poter vivere. Perché la contaminazione non sottrae: aggiunge. Non cancella le differenze: permette loro di dialogare. Ed è, probabilmente ,questa la lezione più preziosa che arriva dai Cruzando Fronteras e dalla loro missione musicale.

Una lezione che sul palco del Mr Rolly’s di Vitulazio assume una forma concreta, fisica, quasi geografica. Per una sera il confine tra Texas e Messico sembra spostarsi migliaia di chilometri più a est e materializzarsi qui, in Campania. Non come barriera, però, ma come punto d’incontro. Non servono passaporti, checkpoint o documenti. Bastano una batteria, delle corde, delle voci, una melodia capace di cambiare lingua senza perdere mai il proprio significato. Il live diventa così un piccolo viaggio attraverso quelle terre lontane. C’è la polvere del deserto, c’è il Rio Grande che scorre ostinatamente, ignorando le geometrie della politica, ci sono le strade di El Paso e quelle di Juárez, le insegne illuminate nella notte, le partenze, gli addii, gli amori, la nostalgia. E, soprattutto, c’è quella sensazione di movimento continuo che appartiene, da sempre, alle musiche di frontiera: nessuna identità è definitivamente immobile, nessuna cultura è completamente impermeabile, nessun essere umano appartiene soltanto a una sponda. I Cruzando Fronteras suonano precisamente lì, in quello spazio indefinito che esiste tra due mondi.

Cruzando fronteras. Attraversando confini. Per scoprire, forse, che dall’altra parte non c’erano nemici. C’erano soltanto altre storie da ascoltare.

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About The Author

Michele Sanseverino è poeta, scrittore e ingegnere elettronico. Creatore della webzine di approfondimento musicale Paranoid Park (www.paranoidpark.it) e collaboratore della webzine IndieForBunnies (www.indieforbunnies.com), intreccia analisi critica e sensibilità letteraria in uno sguardo che attraversa musica, poesia e cultura contemporanea. Nel 2025 ha pubblicato la raccolta di poesie "Poesie senza parole: cartografie di un lato nascosto", opera che esplora le zone d’ombra e le risonanze interiori del vivere. Nel 2026 è la volta di "Il covo dei giorni dispari: poesie dal margine dei poeti estinti", per chi non si risonosce nei giorni uguali agli altri. Nel 2025 ha pubblicato l'antologia "Cronache Dal Parco Paranoico: Canzoni, Visioni e Futuri Mai Nati", articoli tratti dalla webzine Paranoid Park che ripercorrono il nostro cammino dalla fine della pandemia ad oggi. Inoltre: "Ultravioletto: riedizione fluida" e "Frammenti di tempesta: riedizione fluida"

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