venerdì, Settembre 25, 2026
Il Parco Paranoico

Rise Up And Stomp, Dirty Trainload

Mik Brigante Sanseverino Settembre 15, 2026 Dischi Nessun commento su Rise Up And Stomp, Dirty Trainload

Le nostre vite sono pulite e perfette, pacifiche ed equilibrate. Apparentemente. Perché basta guardare negli angoli, sollevare il tappeto dei nostri salotti pieni di comodità e compiacenza, per scoprire una voragine oscura: un buco nero che inghiotte sentimenti ed umanità e ci risputa addosso paura, rabbia, diffidenza e cattiveria, oltre che tutte le piccole e grandi ossessioni quotidiane che ci tormentano e instupidiscono. Un rovo malvagio da cui germogliano le molteplici forme di regressione sociale, culturale e civile che divampano nel mondo.

I Dirty Trainload prendono tutta questa frustrazione — la loro, la nostra — e la scaricano dentro sonorità che vengono dal passato: un miscuglio massiccio, robusto, corrosivo e veloce di blues, rock’n’roll, garage e punk. Ma “Rise Up And Stomp” non è un mero museo della nostalgia. Quel passato attraversa il presente, lo assaggia, lo sfilaccia, lo spezza, lo maciulla e, infine, lo calpesta. Quasi a voler recuperare, tra le macerie, quei pochi elementi essenziali dai quali ripartire per immaginare una società più umana e meno incline alla sopraffazione, alla prepotenza, all’odio e alla guerra.

È un disco intriso di blues graffiante, e dentro quel blues risuonano ancora le grida e il dolore di chi viene sfruttato, colpito, picchiato, ingannato, manipolato, ammazzato. Perché dietro la patina delle buone maniere e del conformismo virtuale, povertà, fragilità e marginalità continuano ad essere trattate come malattie da estirpare; e chi le porta sulla propria pelle — rifugiati, solitari, deboli, emarginati — finisce per diventare il nemico.

È una storia antica. Risuonava nelle piantagioni e nelle colonie secoli fa, ovunque uomini armati, ricchi e potenti sfruttassero altri esseri umani privandoli dei diritti e, soprattutto, della loro dignità. Oggi quella stessa storia ritorna, ma i Dirty Trainload la scuotono con una sana dose di distorsioni punk e vibrazioni garage.

Ed ecco che il blues torna a mordere. Antico e moderno, ruvido e melodico, sociale e politico, intimo e collettivo. Musica fatta per alzarsi e pestare i piedi, certo, ma soprattutto per non restare immobili, mentre il vuoto avanza inesorabile. Per provare a coprire, almeno per un istante, l’unica colonna sonora che questo mondo sembra, ormai, conoscere, temere e venerare: il ronzio dei droni che arrivano, silenziosi, dall’alto a fare il loro sporco lavoro, abbattendo case e scuole, ospedali e fabbriche, indifferenti di chi le abita, di chi ci vive, di chi verrà sacrificato ingiustamente, ancora una volta, alla brama di potere e alla cieca e folle arroganza di qualcun altro. Qualcuno che, magari, dall’altra parte dell’oceano, sta dormendo sonni tranquilli.

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About The Author

Michele Sanseverino è poeta, scrittore e ingegnere elettronico. Creatore della webzine di approfondimento musicale Paranoid Park (www.paranoidpark.it) e collaboratore della webzine IndieForBunnies (www.indieforbunnies.com), intreccia analisi critica e sensibilità letteraria in uno sguardo che attraversa musica, poesia e cultura contemporanea. Nel 2025 ha pubblicato la raccolta di poesie "Poesie senza parole: cartografie di un lato nascosto", opera che esplora le zone d’ombra e le risonanze interiori del vivere. Nel 2026 è la volta di "Il covo dei giorni dispari: poesie dal margine dei poeti estinti", per chi non si risonosce nei giorni uguali agli altri. Nel 2025 ha pubblicato l'antologia "Cronache Dal Parco Paranoico: Canzoni, Visioni e Futuri Mai Nati", articoli tratti dalla webzine Paranoid Park che ripercorrono il nostro cammino dalla fine della pandemia ad oggi. Inoltre: "Ultravioletto: riedizione fluida" e "Frammenti di tempesta: riedizione fluida"

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