venerdì, Settembre 25, 2026
Il Parco Paranoico

Nine, Russian Circles

Mik Brigante Sanseverino Settembre 12, 2026 Dischi Nessun commento su Nine, Russian Circles

A ognuno il suo tempo e a ogni tempo la sua voce. Quella dei Russian Circles è fatta di trame strumentali dense, ma mai ingombranti o ridondanti, con un occhio rivolto al passato, alla strada già tracciata, e l’altro perennemente puntato verso le nebbie che nascondono il nostro futuro. Nel mezzo si intrecciano passaggi ipnotici, lente progressioni metalliche, improvvise e fluide dilatazioni post-rock, trepidazioni distorte e le vibrazioni delle nostre coscienze, strette tra il rimbombare massiccio dei bassi e un’architettura ritmica che sembra cercare, continuamente, una via verso l’alto. Come se volesse dipingere, su un cielo finalmente sgombro dalle oscure nubi della tempesta, tutto ciò che abbiamo sempre taciuto, sepolto e nascosto dentro di noi.

Perché uno dei ruoli fondamentali della musica rock resta quello della catarsi. E “Nine”, il nono album della band americana, da questo punto di vista sembra voler suonare come una svolta intima e personale, tanto per i Russian Circles, quanto per chi li ascolta. Sette canzoni che ci trascinano dapprima negli Electrical Audio Studios del compianto Steve Albini, poi attraverso la periferia di Chicago e, infine, attraverso quel Midwest spesso abbandonato a sé stesso, alle proprie ossessioni, alle proprie paure, al proprio coraggio e alla propria testardaggine. Un viaggio verso qualcosa che assomiglia all’oceano: uno spazio aperto, senza confini, dove la libertà assoluta coincide, inevitabilmente, con la perdita delle certezze.

Ed è forse proprio lì che “Nine” sembra volerci condurre: a toccare l’oceano, oltre ciò che conosciamo, oltre le nostre rassicuranti e dispotiche geometrie mentali, verso una possibile riconciliazione con le persone che non abbiamo compreso, che non abbiamo amato abbastanza, che abbiamo tradito, trascurato, emarginato o giudicato male. Troppo impegnati, forse, ad allargare quelle distanze artificiali, che, in realtà, non sono mai davvero esistite, se non dentro di noi: nelle nostre vite, nei nostri impegni, nelle nostre passioni.

Quando il rumore, infine, si dirada, resta soltanto quello spazio, quella libertà, quell’oceano. Immenso, incerto, enorme. E la sensazione che alcune distanze possano essere attraversate soltanto quando smettiamo, necessariamente, di volerle misurare, definire, limitare.

Like this Article? Share it!

About The Author

Michele Sanseverino è poeta, scrittore e ingegnere elettronico. Creatore della webzine di approfondimento musicale Paranoid Park (www.paranoidpark.it) e collaboratore della webzine IndieForBunnies (www.indieforbunnies.com), intreccia analisi critica e sensibilità letteraria in uno sguardo che attraversa musica, poesia e cultura contemporanea. Nel 2025 ha pubblicato la raccolta di poesie "Poesie senza parole: cartografie di un lato nascosto", opera che esplora le zone d’ombra e le risonanze interiori del vivere. Nel 2026 è la volta di "Il covo dei giorni dispari: poesie dal margine dei poeti estinti", per chi non si risonosce nei giorni uguali agli altri. Nel 2025 ha pubblicato l'antologia "Cronache Dal Parco Paranoico: Canzoni, Visioni e Futuri Mai Nati", articoli tratti dalla webzine Paranoid Park che ripercorrono il nostro cammino dalla fine della pandemia ad oggi. Inoltre: "Ultravioletto: riedizione fluida" e "Frammenti di tempesta: riedizione fluida"

Comments are closed.