Un viaggio sonoro apparentemente casuale, ma capace di scavare dentro, senza mai distogliere lo sguardo da ciò che accade fuori. Tre ascolti in fila.
“Bleeds” dei Wednesday. Trame che alternano abrasione e vulnerabilità e mostrano, con crudo pragmatismo, la carne viva e pulsante sotto la superficie scintillante e artificiale del nostro conformismo. Lacrime invisibili, perennemente celate tra le pieghe di un indie-rock sfilacciato e febbrile, specchio di una società che nasconde le proprie ferite, mentre le parole, aumentando la loro pressione, scoperchiano il vaso di questa modernità.
Cosa ne verrà fuori? Rumori improvvisi, voci notturne, una dolcezza quasi aliena.
“Microtonic” dei bdrmm. Lo shoegaze viene sferzato da ventate elettroniche e rovista negli angoli bui di esistenze apparentemente magnifiche, portando alla luce il silenzio disturbante, i rovi di pensieri aggrovigliati e morbosi che preferiamo non guardare. Non resta che lasciarli sprofondare in un’insensibilità sempre più virtuale: anestesia e, assieme, camera di risonanza del mostro che abita ciascuno di noi.
“Penny Sparkle” dei Blonde Redhead. Diluito, ovattato, quasi sospeso tra passato e futuro. Una dolce ninna-nanna per la furia primordiale che si agita nella fossa: di giorno si ritrae infastidita, di notte riemerge rabbiosa ed impetuosa, quando i vestiti di scena sono ritornati nell’armadio, le maschere riposano in bella mostra sui loro scaffali e, finalmente, il sudario della nostra quotidianità è calato.
Intanto, fuori è già autunno. Un campo umido si perde dietro una fila di alberi che si spogliano lentamente, lasciando ai rami scuri il compito di graffiare il cielo basso delle nostre nostalgie. Una vecchia altalena oscilla appena, mossa da un vento che sembra arrivare da molto lontano, da quei ricordi sepolti e dimenticati. Poco più in là, una baracca di legno marcisce ai bordi dell’erba alta; una finestra opaca, qualche lamiera, nessuno più dentro. La strada costeggia il campo per un tratto, poi curva e si allontana, inghiottita dalla foschia infinita di un futuro che potrebbe non appartenerci più. Non passa nessuno. Restano soltanto alcune foglie sull’asfalto, il cigolio dell’altalena e tre dischi che continuano a suonare mentre viene il buio.
La ruvida terra, una solitudine artificiale e la foschia che sta arrivando.






















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