venerdì, Settembre 25, 2026
Il Parco Paranoico

Franco Battiato: il suono del suo passaggio

Mik Brigante Sanseverino Settembre 15, 2026 Video Nessun commento su Franco Battiato: il suono del suo passaggio

Come si può restituire la complessità di un artista totale come Franco Battiato dentro una pellicola destinata al grande pubblico, senza intaccarne la poetica, la visione musicale, la ricerca filosofica?

Il rischio è evidente: trasformare l’uomo in una caricatura bizzarra, addomesticarne le contraddizioni, svuotare il suo messaggio della naturale complessità per farne un riflesso facilmente riconoscibile. Qualcosa che possa raggiungere lo spettatore abituale di un prodotto Rai e che, oggi, 15 settembre 2026, approdato anche su Netflix, possa adattarsi alle logiche di una piattaforma che, raramente, fa dell’avanguardia la propria ragione d’essere e, molto più spesso, asseconda, invece, un consumo immediato, commerciale, generalista.

È forse proprio questa la contraddizione più affascinante di “Il lungo viaggio”: raccontare Battiato attraverso gli strumenti di un tempo che sembra essere diventato l’esatto contrario di ciò che Battiato chiedeva.

Perché la sua opera pretende lentezza. La lentezza della lettura, dell’ascolto, della meditazione, della riflessione, del dialogo. Quella lentezza necessaria a lasciare sedimentare un’idea prima di sostituirla con la successiva. Una lentezza che, oggi, sembra quasi un lusso che non possiamo più permetterci.

Viviamo nell’epoca dei singoli, dei brani da tre minuti, degli spot, degli slogan politici, delle promesse dimenticate con un click. Consumiamo, allo stesso modo, personaggi, eroi e miti: li costruiamo, li celebriamo e li distruggiamo in continuazione. Come può entrare Battiato dentro questa velocità senza esserne inevitabilmente mutilato? E soprattutto: come evitare di ridurre una produzione artistica tanto vasta, contraddittoria ed eterogenea ad una semplice successione di hit, magari privilegiando quelle più radiofoniche e riconoscibili, fino a trasformare il film in una sorta di karaoke visuale?

In parte accade. E, probabilmente, da una produzione di questa portata e destinazione, sarebbe stato difficile aspettarsi qualcosa di completamente diverso. Eppure ci sono nell’approccio di Renato De Maria e nell’interpretazione di Dario Aita elementi che impediscono a “Il lungo viaggio” di precipitare, definitivamente, nel territorio del banale sceneggiato televisivo. Il merito maggiore è forse proprio questo: non ridurre del tutto un’esistenza straordinaria e fuori asse — misteriosa, arrogante, ironica, oscura, scandalosa, spirituale — a una biografia prevedibile e, quindi, rassicurante.

Ci sono mancanze e vuoti. Personaggi dimenticati, forse volutamente. Altri esasperati fino a diventare quasi irreali. E, soprattutto, resta sacrificata quella produzione più sperimentale che sarebbe stata fondamentale per comprendere quanto Battiato abbia attraversato territori musicali lontanissimi prima di diventare, paradossalmente, uno degli artisti più popolari d’Italia. E, tuttavia, nella lunga teoria dei biopic celebrativi, enfatici e quasi sempre mediocri, “Il lungo viaggio” è, forse, uno di quelli che riesce ad avvicinarsi maggiormente a qualcosa che somiglia alla verità.

Avvicinarsi, non raggiungerla. Perché la verità di Battiato rimane distante.

È come osservarla attraverso un cristallo: possiamo coglierne soltanto alcune tonalità. La luce evidenzia certi dettagli e, inevitabilmente, ne nasconde altri. E ciò che vediamo finisce talvolta per assomigliare a una favola inventata, quando, invece, abbiamo davanti una vicenda umana, artistica, musicale, personale e collettiva di enorme importanza per un Paese conformista e periferico come l’Italia. Forse, però, il problema è proprio pretendere che un film possa contenere quella verità.

Perché Battiato è troppo grande per essere contenuto in due ore. Troppo contraddittorio per essere spiegato. Troppo mobile per essere fissato in un personaggio. Troppo irregolare per seguire, docilmente, la linea narrativa che il cinema biografico, inevitabilmente, pretende.

Eppure, per chi lo ama davvero, quella verità rimane, perennemente, a portata di mano. È nei dischi e nelle canzoni. Nei concetti e negli spunti filosofici che diventano melodia e ricerca sonora. È nelle sue parole, nelle interviste, nelle riflessioni, nelle provocazioni, nei silenzi. In tutto ciò che è stata la sua testimonianza. Forse un film può soltanto indicare quella direzione. Poi bisogna proseguire da soli.

Rimettere un disco sul piatto. Tornare a una frase che, anni prima, non avevamo compreso. Ascoltare, nuovamente, una canzone e scoprire che, nel frattempo, siamo cambiati noi, e quindi è cambiata anche lei. Perché di Franco Battiato rimane soprattutto questo: il suono del suo passaggio.

Un suono che continua a catturare, attrarre, suggerire, disturbare, stimolare. E, cosa ormai sempre più rara, a costringerci a pensare e a riconoscere che ciò che resta, alla fine, è il passaggio. L’essere umano è di passaggio. L’artista è di passaggio. Anche un film è un passaggio, ovvero un tentativo temporaneo di fermare qualcosa che, per sua natura, non può essere fermato. E ciò che sopravvive è solo la traccia sonora lasciata attraversando il tempo.

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About The Author

Michele Sanseverino è poeta, scrittore e ingegnere elettronico. Creatore della webzine di approfondimento musicale Paranoid Park (www.paranoidpark.it) e collaboratore della webzine IndieForBunnies (www.indieforbunnies.com), intreccia analisi critica e sensibilità letteraria in uno sguardo che attraversa musica, poesia e cultura contemporanea. Nel 2025 ha pubblicato la raccolta di poesie "Poesie senza parole: cartografie di un lato nascosto", opera che esplora le zone d’ombra e le risonanze interiori del vivere. Nel 2026 è la volta di "Il covo dei giorni dispari: poesie dal margine dei poeti estinti", per chi non si risonosce nei giorni uguali agli altri. Nel 2025 ha pubblicato l'antologia "Cronache Dal Parco Paranoico: Canzoni, Visioni e Futuri Mai Nati", articoli tratti dalla webzine Paranoid Park che ripercorrono il nostro cammino dalla fine della pandemia ad oggi. Inoltre: "Ultravioletto: riedizione fluida" e "Frammenti di tempesta: riedizione fluida"

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