venerdì, Settembre 25, 2026
Il Parco Paranoico

Negation Of Negation, Funeral Plain

Mik Brigante Sanseverino Settembre 11, 2026 Dischi Nessun commento su Negation Of Negation, Funeral Plain

Connettere, connettersi. Sono forse le parole che oggi sentiamo ripetere più spesso, mentre intorno a noi vediamo innalzarsi nuovi, massicci muri. Muri a difesa delle frontiere tra gli Stati, certo, ma anche muri interiori, cresciuti lentamente nelle nostre menti, dentro coscienze sopite, addomesticate, sempre meno disposte a riconoscersi nell’altro.

Le canzoni di “Negation Of Negation” sembrano, allora, provenire da un tempo remoto, quasi fossero testimonianze sopravvissute a un’epoca nella quale aveva ancora senso discutere di diritti civili, questioni sociali, giustizia, democrazia, libertà. Parole che oggi appaiono sbiadite, consumate dall’uso o svuotate del loro significato naturale, mentre ogni cosa diventa appannata, discutibile, precaria, sostituibile. Destinata a essere gettata via. Un oggetto, un’idea, un sentimento. Persino una persona.

“Negation Of Negation” prova a muoversi dentro queste rovine senza accettarle come paesaggio definitivo. Lo fa attraverso stratificazioni sonore sospese tra shoegaze e noise-rock, tra chitarre che graffiano e riverberi che dissolvono i contorni, tra trame spigolose e melodie, ostinatamente, utopiche. Come se sotto il rumore, oltre la distorsione, fosse ancora possibile intravedere una traccia da seguire, una memoria da custodire, una speranza da invocare. E soprattutto una domanda. Una di quelle domande che non dovremmo mai smettere di rivolgere agli altri e a noi stessi: volevamo davvero questo?

Volevamo davvero diventare così soli, così tristi, così incapaci di sognare? Volevamo un mondo nel quale la connessione fosse ovunque e il contatto sempre più raro, nel quale milioni di voci potessero parlarsi senza riuscire, quasi mai, ad ascoltarsi e comprendersi?

Eppure, dentro “Negation Of Negation”, esistono ancora momenti in cui una luce pallida torna a brillare. Filtra attraverso il rumore, attraversa le crepe, illumina per qualche istante i volti. Sono i momenti in cui la musica riesce a raccogliere i dettagli solitari di esistenze sconnesse e superficiali, marginali e fragili, arrabbiate e dissolute, affaticate e nevrotiche, e prova a ricomporli. Non per cancellarne le ferite, ma per costruire, proprio attraverso quelle ferite, un corpo comune. È forse questa la piccola utopia custodita dai Funeral Plain: immaginare che dal rumore possa ancora nascere un’emozione trasversale, che dalla frammentazione possa emergere una forma di appartenenza, che sotto le macerie continui a esistere qualcosa capace di connetterci davvero. Una visione pacifica, finalmente libera dalle ombre fameliche che ci accompagnano. E sopra di noi, ancora possibile, un immenso cielo stellato.

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About The Author

Michele Sanseverino è poeta, scrittore e ingegnere elettronico. Creatore della webzine di approfondimento musicale Paranoid Park (www.paranoidpark.it) e collaboratore della webzine IndieForBunnies (www.indieforbunnies.com), intreccia analisi critica e sensibilità letteraria in uno sguardo che attraversa musica, poesia e cultura contemporanea. Nel 2025 ha pubblicato la raccolta di poesie "Poesie senza parole: cartografie di un lato nascosto", opera che esplora le zone d’ombra e le risonanze interiori del vivere. Nel 2026 è la volta di "Il covo dei giorni dispari: poesie dal margine dei poeti estinti", per chi non si risonosce nei giorni uguali agli altri. Nel 2025 ha pubblicato l'antologia "Cronache Dal Parco Paranoico: Canzoni, Visioni e Futuri Mai Nati", articoli tratti dalla webzine Paranoid Park che ripercorrono il nostro cammino dalla fine della pandemia ad oggi. Inoltre: "Ultravioletto: riedizione fluida" e "Frammenti di tempesta: riedizione fluida"

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