martedì, Ottobre 20, 2026
Parco Paranoico

Percuotendo, In Cadenza (Live), Giovanni Lindo Ferretti

“Moltitudini in cadenza, percuotendo” è stato uno spettacolo sospeso tra musica e teatro, parola e memoria, che Giovanni Lindo Ferretti ha portato in scena dopo la reunion dei CCCP e prima della più recente ricomposizione dei C.S.I. Un passaggio ulteriore di una storia artistica che continua a guardare al proprio passato senza mai limitarsi a celebrarlo, attraversandolo, invece, con la consapevolezza, le contraddizioni e il peso del tempo trascorso.

Le atmosfere, rispetto alle recenti esperienze collettive, sono, inevitabilmente, molto diverse: più crude e asciutte, seriose e meditative, lontane dall’urgenza elettrica di una band e maggiormente inclini al flusso incalzante e funzionale della parola. Parole talvolta amabili, altre volte inflessibili, pronunciate più che cantate, lasciate avanzare secondo un ritmo che sembra provenire direttamente dal respiro, dalla memoria e dal corpo. A sostenerle c’è un accompagnamento ridotto all’essenziale, affidato alle sole percussioni: battiti, scansioni, cadenze che non hanno il compito di adornare il racconto, ma di accompagnarlo, spingerlo, talvolta quasi disciplinarlo.

Ferretti declama frammenti e testi della propria storia umana e artistica come se stesse intraprendendo un lungo viaggio a ritroso, di mondo in mondo, dall’antichità ai tempi moderni. È un percorso fatto di luoghi reali e territori dell’immaginario, di appartenenze, separazioni e ritorni, nel quale accettare il destino significa anche continuare a combatterlo. Un destino che, probabilmente, è stato molti destini assieme, sovrapposti e talvolta inconciliabili. Perché in questa storia che conduce da Berlino alla Mongolia, dall’Appennino a Piazza Maggiore, lungo linee seguite con ostinazione e altre improvvisamente spezzate, finiamo, inevitabilmente, per esserci anche noi. Noi che quelle parole le abbiamo ascoltate, cantate, custodite e amate; noi che abbiamo attraversato almeno una parte di quei luoghi attraverso le canzoni. Noi, per un istante, cavalieri indomiti dispersi nelle immense steppe orientali, figure minuscole dentro un paesaggio smisurato nel quale storia personale e storia collettiva sembrano, continuamente, confondersi.

Quello spettacolo si trasforma ora nell’album live “Percuotendo, in cadenza”, che non è soltanto la testimonianza sonora di ciò che è avvenuto su un palco. È, piuttosto, un consapevole e prezioso archivio sensoriale, percettivo, emotivo e filosofico: la registrazione di una voce, certamente, ma soprattutto delle molte vite che quella voce sembra essersi portata dietro. Dentro vi affiorano le complessità di un’esistenza, alcune smaniose e febbrili, altre soffocanti, altre ancora finalmente pacificate. Si percepisce il lento formarsi di un essere umano mentre cerca di concretizzare sogni rimasti a lungo nascosti sotto la brace; mentre ama, perde, ritrova e continua a riconoscere i propri compagni di viaggio e la loro bellezza. E assieme a loro i luoghi vissuti, i simboli scelti, le montagne, le pianure, il proprio cavallo, tutto ciò che nel tempo ha contribuito a costruire un’identità mai veramente immobile.

Fino ad arrivare forse alla conquista più difficile: amare anche la propria età. Non come resa o accettazione obbligatoria, ma come riconoscimento del cammino compiuto, delle fedeltà e delle fratture, di ciò che è sopravvissuto e di ciò che, invece, è stato necessario abbandonare. “Percuotendo, in cadenza” diventa così meno un disco dal vivo e più una mappa esistenziale. Non procede per nostalgia, né cerca una riconciliazione artificiosa con il passato, ma raccoglie le tracce lasciate da chi ha attraversato epoche, idee, amicizie, conflitti e paesaggi continuando ad interrogare il proprio posto nel mondo. E, forse, è proprio qui che il viaggio può fermarsi, almeno per un momento: nella scoperta che tutto ciò che siamo stati continui, in qualche maniera, a camminare accanto a ciò che siamo diventati. Perché, come dicevano i C.S.I., alla fine tutto va come va.

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About The Author

Michele Sanseverino è un ingegnere elettronico amante della poesia, della letteratura, dei viaggi e della musica. Creatore della webzine musicale Paranoid Park (www.paranoidpark.it) e membro dello staff di Indie For Bunnies (www.indieforbunnies.com), ama raccontare la musica, i dischi, i luoghi, i concerti, senza mai perdere di vista il nostro presente. Nel 2025 ha pubblicato la raccolta di poesie "Poesie senza parole: cartografie di un lato nascosto", opera che esplora le zone d’ombra e le risonanze interiori del vivere. Nel 2026 è la volta di "Il covo dei giorni dispari: poesie dal margine dei poeti estinti", per chi non si risonosce nei giorni uguali agli altri. Nel 2025 ha pubblicato l'antologia "Cronache Dal Parco Paranoico: Canzoni, Visioni e Futuri Mai Nati", articoli pubblicati su Paranoid Park ed Indie For Bunnies che ripercorrono un po' del nostro cammino dalla fine della pandemia. Altre raccolte di poesia: "Ultravioletto: riedizione fluida" e "Frammenti di tempesta: riedizione fluida"

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