mercoledì, Luglio 22, 2026
Il Parco Paranoico

Un Sequestro Lungo 10000 Anni, Blak Saagan

La libertà.

Cos’è davvero? E chi può dirsi davvero libero oggi? In Occidente ci raccontiamo di esserlo, anzi trasformiamo la libertà in una misura morale con cui distinguere noi stessi dal resto del mondo, come se bastasse pronunciare quella parola per renderla reale. Poi, però, ci accorgiamo che questa libertà non garantisce cure, non protegge dalla povertà, non assicura un’istruzione degna, una casa, un futuro. Scopriamo che può essere sospesa in nome della sicurezza, manipolata nel nome dell’interesse nazionale, ridefinita da chi detiene il potere economico, politico o militare. Una libertà concessa a tempo, fragile, contrattabile, che, spesso, coincide, semplicemente, con il diritto di consumare o di sopravvivere. Figurarsi, allora, cosa accade dentro quelli che definiamo regimi. Figurarsi cosa significhi vivere in un luogo dove il corpo stesso diventa territorio controllato, dove un sorriso può essere una colpa, una ciocca di capelli un reato, una canzone un atto sovversivo.

È qui che si muove “Un sequestro lungo 10000 anni” di Blak Saagan, un’opera che non è soltanto un disco, ma un attraversamento emotivo, politico e immaginifico. Un lavoro che vive anche attraverso il fumetto e l’illustrazione, grazie alla collaborazione artistica con il dissidente iraniano Majid Bita, trasformandosi in un progetto totale in cui immagini e musica si inseguono come frammenti di memoria clandestina. Le tavole illustrate non accompagnano semplicemente le canzoni: le amplificano, le contaminano, le fanno respirare dentro una dimensione quasi fantascientifica, dove la repressione assume il volto di un incubo cosmico e la libertà quello di una mutazione possibile.

Il regime iraniano rimane sullo sfondo e al centro di tutto: opprimente, feroce, dispotico. Un sistema che controlla comportamenti, desideri, identità, soggiogando le persone attraverso paura, violenza, minacce e una polizia morale che tenta di cancellare ogni sguardo autonomo, ogni fantasia, ogni innocenza. E, intanto, le persone soffrono in silenzio oppure, se protestano, vengono arrestate, torturate, uccise. Corpi sequestrati. Vite sequestrate. Futuri sequestrati. Ed è proprio questo il cuore del disco: il sequestro dell’esistenza umana.

Queste canzoni sembrano raccontare una lunga attesa collettiva, la sospensione di intere generazioni a cui sono stati negati diritti, sogni e possibilità. Dentro le loro architetture elettroniche vive una cultura antichissima che continua ad aspirare all’ingegno, alla bellezza, alla sensualità, alla fantasia, mentre qualcuno tenta, continuamente, di reprimerla, nasconderla, boicottarla. Ma la bellezza, come l’acqua, come la musica, trova sempre una fessura da attraversare. Così “Un sequestro lungo 10000 anni” smette presto di essere soltanto un album e diventa qualcosa di più vasto: un universo parallelo in cui tempo e spazio perdono consistenza. Blak Saagan costruisce paesaggi sonori che trasformano la paura in slancio visionario e la mancanza di possibilità in apertura multidimensionale. Pop sintetico, atmosfere ambient, pulsazioni dancefloor, ritmiche lisergiche, derive cosmiche e visioni surreali si fondono in un flusso continuo, ipnotico e luminoso, dove il corpo torna, finalmente, libero.

Ed è proprio il corpo uno dei grandi protagonisti del disco. Un corpo sottratto alle ideologie di morte, ai divieti, alla vergogna imposta. Un corpo che danza, si agita, freme, si perde nell’altro fino a diventare parte di qualcosa di immenso: un’unica creatura, un unico mare, un unico cielo. In queste tracce la danza non è evasione, ma resistenza. Muoversi significa esistere ancora. Significa rifiutare il controllo. Significa ricordare che prima di ogni Stato, di ogni bandiera, di ogni dottrina, di ogni culto, di ogni Dio, esiste la carne viva degli esseri umani. E forse è qui che il fumetto di Majid Bita entra, in maniera ancora più potente, dentro il progetto. Perché il linguaggio illustrato possiede qualcosa che somiglia al sogno e alla memoria: crea mondi impossibili, spalanca passaggi, rende visibile ciò che il potere vorrebbe tenere nascosto. Le immagini dialogano con la musica come fossero pagine strappate da un archivio del futuro, testimoniando che, persino nei sistemi più repressivi, l’immaginazione continua a sopravvivere. Ed è sempre l’immaginazione il primo nemico di ogni autoritarismo.

Qualcosa di profondamente umano e politico si agita negli angoli nascosti di questo disco: nei suoi dialoghi immaginari, nelle sue fughe improvvise, nelle notti attraversate da sogni e incubi, nei momenti di condivisione che sembrano piccoli miracoli clandestini. È la stessa forza che sostiene chi attraversa il mare cercando un futuro diverso. La stessa forza di chi continua a difendere persone a cui il futuro è stato negato. La stessa forza di chi resiste anche quando tutto sembra perduto. Alla fine il filo invisibile che unisce ogni cosa è la vita stessa. Ricercare la vita. Difendere la vita. Concedere alle persone il diritto di esistere secondo la propria storia, la propria identità, la propria cultura, la propria musica. Perché la prima libertà, quella che troppo spesso viene negata tanto nei regimi dichiarati, quanto nelle democrazie che hanno smarrito sé stesse, è proprio questa: lasciare agli esseri umani la possibilità di vivere. Vivere davvero. Dove vogliono, come vogliono, senza paura di essere sequestrati dal potere, dalla guerra, dalla fame o dall’indifferenza.

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About The Author

Michele Sanseverino è poeta, scrittore e ingegnere elettronico. Creatore della webzine di approfondimento musicale Paranoid Park (www.paranoidpark.it) e collaboratore della webzine IndieForBunnies (www.indieforbunnies.com), intreccia analisi critica e sensibilità letteraria in uno sguardo che attraversa musica, poesia e cultura contemporanea. Nel 2025 ha pubblicato la raccolta di poesie "Poesie senza parole: cartografie di un lato nascosto", opera che esplora le zone d’ombra e le risonanze interiori del vivere. Nel 2026 è la volta di "Il covo dei giorni dispari: poesie dal margine dei poeti estinti", per chi non si risonosce nei giorni uguali agli altri. Nel 2025 ha pubblicato l'antologia "Cronache Dal Parco Paranoico: Canzoni, Visioni e Futuri Mai Nati", articoli tratti dalla webzine Paranoid Park che ripercorrono il nostro cammino dalla fine della pandemia ad oggi. Inoltre: "Ultravioletto: riedizione fluida" e "Frammenti di tempesta: riedizione fluida"

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