La nuova serie Netflix di Zerocalcare spicca anche per le sue connessioni con il mondo della musica. Abbiamo scelto alcune canzoni perché più vicine al nostro spirito e perché ci consentono di approfondire alcuni degli aspetti della serie che hanno suscitato il nostro interesse, emozionandoci e spingendoci a riflettere.
Iniziamo da “Mayonaise” degli Smashing Pumpkins, da “Daysleeper” dei R.E.M., da “Boys Don’t Cry” dei Cure e dalla celebre “Take On Me” degli A-Ha: canzoni che rappresentano due decenni fondamentali per il rock, gli anni Ottanta e Novanta, e che, in “Due Spicci”, diventano i reperti emotivi di una generazione tradita, cresciuta e perennemente disillusa, che continua, fatalmente, a guardarsi indietro perché, purtroppo, quel futuro tanto atteso e promesso, in realtà, non è mai arrivato. Nessuna sicurezza, nessuna stabilità, nessuna prospettiva, nessuna certezza, ma valori che diventano sempre più fragili e relativi, temporanei e dannatamente precari.
Continuiamo la nostra playlist ideale con “The Vampyre Of Time And Memory” dei Queens Of The Stone Age, “For The Damaged” dei Blonde Redhead, “The Gravedigger’s Song” di Mark Lanegan e “Driving Under The Influence Of Loneliness” dei Flotation Toy Warning. Questi brani rappresentano, senza alcun dubbio, il cuore più oscuro della serie, quello che pulsa smarrimento e inquietudine. Si tratta di un baratro nel quale tutti, prima o poi, rischiamo di cadere se messi davanti a una delusione o a una perdita improvvisa. Non riusciamo a venirne fuori, ci rifugiamo in una dimensione abitata dalle ombre e dai fantasmi e non siamo più capaci di lasciare andare i nostri ricordi; anzi, li imprigioniamo assieme a noi, ce ne sfamiamo, li distruggiamo e, sistematicamente, li ricomponiamo.
Un’attesa infinita dalla quale, però, alcune relazioni — quelle che resistono nel tempo, le vere amicizie — riescono, a volte, a tirarci fuori. A questi rapporti fragili
e sinceri, accompagnati dalla verità e dal dolore, associamo gli ultimi brani della raccolta: “Glycerine” dei Bush, “You’ll Follow Me Down” degli Skunk Anansie, “Spitting Off The Edge Of The World” degli Yeah Yeah Yeahs e l’eterna “Love Will Tear Us Apart” dei Joy Division. Con la consapevolezza che qualsiasi forma d’amore — familiare, amicale o relazionale — è costretta a convivere con la possibilità della separazione, perché è la vita stessa che ci obbliga a prenderne atto e, allo stesso tempo, ci esorta a non dare nulla per scontato, a godere di ogni più piccolo momento, anche quando esso ci appare noioso, brutto, inutile o estenuante.
Un’ultima riflessione la dedichiamo al fatto di aver scelto, tra le canzoni proposte da Zerocalcare nella serie TV, nessun brano strettamente legato all’attualità. Molte di queste canzoni, infatti, sono già parte di un sogno condiviso e di una memoria collettiva, proprio come se anche noi, al pari dei personaggi della storia, sentissimo il bisogno incalzante di dialogare con quelli che sono i propri numi culturali e musicali di riferimento: il grunge, il punk, il britpop, lo shoegaze e il rock alternativo. Si tratta, in fondo, di una biografia sentimentale precisa che coincide con quella di una generazione cresciuta tra gli anni Novanta e l’inizio dei Duemila, la stessa generazione che ritroviamo nelle storie di Zero, Secco, Cinghiale, Sara e Smeralda.
Queste canzoni, in realtà, sono esse stesse parte dei nostri ricordi. Sono parte viva del racconto. Sono espressione di una generazione che tenta, nonostante tutta la merda che è costretta a ingoiare, di andare avanti, ma continua a misurare il proprio presente con la musica che l’ha formata, l’ha accudita e l’ha fatta sentire amata.






















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