Nel punto più remoto e profondo delle nostre coscienze, laddove siamo necessariamente soli, i contorni non sono più così netti. Sfumano i giudizi, le certezze, gli impegni e persino le verità alle quali ci siamo sempre adattati e piegati. È in questa dimensione emotiva e sonora, popolata da ombre rarefatte e figure lasciate volutamente in bilico, che nuove sensibilità esplodono e prendono il sopravvento, intrecciando trame sonore capaci di descrivere e condannare un mondo che è andato avanti troppo velocemente, dimenticando lungo il cammino tutte quelle fragilità che ci confondono e ci feriscono, ma che, allo stesso tempo, ci rendono ancora umani.
La Fossa delle Marianne è la musica di un’epoca sepolta sotto dati e informazioni superficiali e ridondanti, mistificazioni e ricostruzioni parziali della realtà. Un tempo morboso che parla il linguaggio post-hardcore della fine e scava tra le rovine della società neo-liberista, nelle malattie vere o immaginarie, nelle sconfitte cancellate e nelle sofferenze altrui, sistematicamente negate; per poi, con uno slancio sacrale e imprevisto, sintonizzarsi su frequenze più dilatate e riflessive, attraversate da verbosi riverberi di matrice post-rock.
Intanto il mare sta salendo. Occupa le terre emerse, ne nasconde il veleno, consuma le scorie della tecnologia e si prepara a costruire una nuova epoca, della quale noi resteremo soltanto sotto forma di mostri, miti, fantasie e chimere: storie da raccontare ai bambini nella notte, quando un fuoco più puro e sincero tornerà a illuminare le vite di uomini e donne che non avranno più nulla da vendere, né da comprare.
Uomini e donne che avranno imparato ad accogliere ogni delusione come una nuova prospettiva e a prendere possesso di una poesia fatta di detriti e coraggio, di versi e parole capaci di rivoltare l’abisso; una poesia che rammenta ogni esperienza passata e la costringe a rivivere dentro uno specchio di insofferenze hardcore-punk, dove la rabbia non cancella la fragilità, ma le restituisce, finalmente, una voce.
Perché forse è proprio questo che si scopre scendendo fino in fondo alla Fossa delle Marianne: che sotto le macerie del presente, sotto il rumore, le merci, le menzogne e tutto ciò che abbiamo costruito per non guardarci dentro, sopravvive ancora qualcosa di irriducibilmente umano. E bisogna raggiungere il punto più profondo, dove la luce non arriva più, per accorgersi che anche l’abisso conserva memoria di ciò che siamo stati.
E, forse, di ciò che potremmo ancora diventare.






















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