lunedì, Ottobre 12, 2026
Parco Paranoico

Sundayclub, Sundayclub

Mik Brigante Sanseverino Settembre 10, 2026 Dischi Nessun commento su Sundayclub, Sundayclub

Non deve esserci necessariamente una direzione prestabilita. Il senso delle nostre scelte non nasce come un’ossessione: è la società contemporanea a trasformarlo, enfatizzando, misurando, giudicando e, infine, condannando tutto ciò che devia dai suoi obiettivi. Obiettivi che, a guardarli da vicino, appartengono a un numero minuscolo di persone: sessantenni, settantenni che hanno accumulato ricchezze e potere e ora sembrano convinti di poter comprare persino il tempo, di essere eterni. Ma nessun tempo lo è. Nessuna generazione lo è.

Forse possono esserlo soltanto certe chitarre scintillanti e distorte, sospese tra la luce e il rumore; i suoni saturi di feedback che continuano ad espandersi quando tutto il resto sembra già finito; una voce che riverbera, dolcemente, nel buio della notte come il ricordo di qualcuno che non sappiamo più raggiungere; e i bassi che si ostinano a vibrare più forte dei nostri cuori impauriti. È proprio qui che abitano i Sundayclub.

E ciò che rimane è spesso la nostalgia. Non quella rassicurante delle fotografie consumate, ma quella costituita da una tristezza eterea, abbagliante e crudele, capace di brillare come un sole alternativo sopra giovani vite che stanno ancora imparando a soffrire e a gioire, a urlare e a sussurrare, a perdersi senza necessariamente desiderare di essere ritrovate. Vite che devono trovare il coraggio di non affondare nella diffidenza e nell’arroganza, di non convincersi che ogni valore sia ormai scomparso e che tutto sia soltanto temporaneo, acquistabile, sostituibile, consumabile.

Persino l’amore. Soprattutto l’amore. Un amore che non è più trepidazione, attesa, catarsi, liberazione. Che sembra non conoscere più il crepacuore, perché anche il dolore deve essere rapido, efficiente, immediato e possibilmente indolore. Un amore amministrato come l’acquisto di un’automobile o la programmazione di un viaggio: conti, bilanci, rate, distanze, compatibilità, numeri. Numeri ai quali affidiamo, stupidamente, il compito di dare consistenza alle nostre esistenze marginali. E così diventiamo sempre più soli. Sempre più distanti. Sempre meno capaci di dire agli altri ciò che proviamo davvero, mentre ci chiudiamo dentro piccole bare virtuali illuminate di azzurro, colme di dati e di informazioni, di comfort e di comodità. Minuscoli universi perfettamente connessi nei quali, paradossalmente, non riusciamo più a raggiungere nessuno.

Intanto, da qualche parte, una chitarra continua a riverberare. Si deforma, si allontana, ritorna. Come un sentimento che credevamo di avere dimenticato. Come la nostalgia di qualcosa che forse non abbiamo mai vissuto. E mentre tutto intorno pretende di avere un prezzo, una funzione, una destinazione o uno scopo, quel rumore rimane lì, sospeso nel buio. Inutile. Bellissimo. E, proprio per questo, ancora umano.

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About The Author

Michele Sanseverino è un ingegnere elettronico amante della poesia, della letteratura, dei viaggi e della musica. Creatore della webzine musicale Paranoid Park (www.paranoidpark.it) e membro dello staff di Indie For Bunnies (www.indieforbunnies.com), ama raccontare la musica, i dischi, i luoghi, i concerti, senza mai perdere di vista il nostro presente. Nel 2025 ha pubblicato la raccolta di poesie "Poesie senza parole: cartografie di un lato nascosto", opera che esplora le zone d’ombra e le risonanze interiori del vivere. Nel 2026 è la volta di "Il covo dei giorni dispari: poesie dal margine dei poeti estinti", per chi non si risonosce nei giorni uguali agli altri. Nel 2025 ha pubblicato l'antologia "Cronache Dal Parco Paranoico: Canzoni, Visioni e Futuri Mai Nati", articoli pubblicati su Paranoid Park ed Indie For Bunnies che ripercorrono un po' del nostro cammino dalla fine della pandemia. Altre raccolte di poesia: "Ultravioletto: riedizione fluida" e "Frammenti di tempesta: riedizione fluida"

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