venerdì, Febbraio 13, 2026
Il Parco Paranoico

Thunderball, Melvins

Mik Brigante Sanseverino Aprile 18, 2025 Dischi Nessun commento su Thunderball, Melvins

I Melvins non pongono alcun limite alla propria musica e alle loro sperimentazioni; e fanno benissimo anche in questo caso, che segna il ritorno alla loro formazione del 1983, un perfetto miscuglio di sonorità grunge seminali, di hard-rock e di ricerca mistica e lisergica, grezza e liberatoria, incalzante e magniloquente.

Mike Dillard, il primo batterista della band americana, li riporta, emotivamente, indietro nel tempo, ad un’epoca contraddittoria di difficoltà relazionali e di avvincenti scoperte sonore. Se le persone che, normalmente, facevano parte della loro quotidianità scolastica, familiare e sociale apparivano mediocri e distanti, chiuse e superficiali, sempre pronte ad elargire giudizi gratuiti, sommari e, soprattutto, non richiesti, quelle che, invece, rientravano nella loro sfera sonora, brillavano di eccezionale talento, di sana curiosità, di fulgide promesse e di interessanti esplorazioni in territori sensoriali e musicali in folle, veemente e rumorosa espansione.

Questo desiderio di allargare i propri confini mentali è ciò che consente ai Melvins di riprendere l’antico viaggio, restando sempre fedeli a sé stessi, intercettando gli umori del nostro presente e proponendo una appassionante trama di riff massici, di voci riverberate, di sonorità sporche e di linee melodiche acide ed oblique, che li conducono nei territori del rock più metallico, denso, oscuro e magmatico.

Fango e feedback è questa l’essenza di “Thunderball”, un disco che emerge dai bassifondi della memoria, che vince il disagio spingendo gli amplificatori oltre il limite massimo consentito, producendo suoni estasianti e catramati, con le chitarre che, simili a coltelli arrugginiti, affondano nel cemento urbano, con la batteria anfetaminica e tribale, con una voce che lacera il tessuto dello spazio-tempo, rifiutando ogni armonia preconfezionata e qualsiasi schema sociale, che, oggi come allora, ci vuole tutti allineati e pronti a dire, sempre e soltanto, sì. Le risposte sonore e sabbathiane di questi Melvins, in versione 1983 risiedono, invece, vivide ed immortali, su un vecchio nastro magnetico, consumato più e più volte, nonché nelle esplosioni di noise-rock da cui sarebbe, dopo anni, germogliato il grunge, in loop mentali inquietanti, in  una visione del mondo senza alcun filtro digitale e senza alcun algoritmo che ti dice cosa ascoltare, perché ogni scoperta è una conquista, è una vittoria, è un atto di libertà e di resistenza esistenziale.

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About The Author

Michele Sanseverino è poeta, scrittore e ingegnere elettronico. Creatore della webzine di approfondimento musicale Paranoid Park (www.paranoidpark.it) e collaboratore della webzine IndieForBunnies (www.indieforbunnies.com), intreccia analisi critica e sensibilità letteraria in uno sguardo che attraversa musica, poesia e cultura contemporanea. Nel 2025 ha pubblicato la raccolta di poesie "Poesie Senza Parole: Cartografie Di Un Lato Nascosto", opera che esplora le zone d’ombra e le risonanze interiori del vivere. Nel 2025 ha pubblicato l'antologia "Cronache Dal Parco Paranoico: Canzoni, Visioni e Futuri Mai Nati", articoli tratti dalla webzine Paranoid Park che ripercorrono il nostro cammino dalla fine della pandemia ad oggi. Inoltre: "Ultravioletto: Riedizione Fluida" e "Frammenti Di Tempesta: Riedizione Fluida"

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