domenica, Settembre 27, 2026
Il Parco Paranoico

Chiedi a Settantasette se non sai come si fa [1977-2027]

Nel 2027 saranno passati cinquant’anni dal 1977.

Cinquant’anni dal momento in cui il punk smise di essere soltanto il rumore di qualche locale di periferia, di qualche strada di Londra, di una generazione senza molte promesse, e diventò una frattura visibile nella cultura occidentale.

Non fu soltanto musica. Fu un modo di guardare il presente quando il futuro sembrava essersi già consumato. Fu rifiuto, provocazione, estetica, politica. Fu anche merce, contraddizione, spettacolo, provocazione. E, soprattutto, non rimase mai fermo abbastanza a lungo da poter essere rinchiuso dentro una definizione. Da quella rapida esplosione nacquero linguaggi che continuarono e continuano, ancora oggi, a mutare: post-punk, hardcore, noise, indie, industrial, goth ed, infinite, altre deviazioni. Alcune conservarono lo spirito originario, altre lo tradirono, altre ancora fecero entrambe le cose contemporaneamente.

A cinquant’anni di distanza, allora, forse la domanda più interessante non è che cosa sia stato il punk, ma che cosa ne sia rimasto. E se abbia ancora senso parlare di punk in un mondo profondamente diverso da quello del 1977: un mondo dominato dalle piattaforme digitali di massa, dalla sorveglianza, dagli algoritmi, dalla precarietà, dalle guerre, dai droni, dalla crisi climatica e da un mercato capace di assorbire quasi ogni forma di ribellione e restituircela sotto forma di prodotto da consumare velocemente e poi gettare via.


Il Parco Paranoico ha provato, a modo suo, a raccontare questo mezzo secolo di punk, di musica e di vita in cinque parti.

Parte I – Il futuro era già finito

Il 1977, la crisi, le città, la disoccupazione, il nichilismo e quel rumore improvviso che sembrò annunciare la fine di qualcosa.

Parte II – Il punk, la politica e il mercato

La ribellione e le sue contraddizioni: anarchia, provocazione, industria culturale, appropriazione e mercificazione.

Parte III – Il punk non muore mai, cambia pelle

Quello che accadde quando l’esplosione iniziale si disperse e il punk cominciò a sopravvivere proprio grazie alle sue innumerevoli trasformazioni.

Parte IV – Il post-punk e il pianeta che non avevamo previsto

Dalle macerie del punk a una musica più inquieta, urbana e visionaria, capace, forse, di raccontare anche il mondo nel quale ci saremmo ritrovati mezzo secolo dopo.

Parte V – Chi può immaginare il futuro?

Il ritorno alla domanda iniziale. Se nel 1977 il futuro sembrava già finito, quale futuro siamo ancora capaci di immaginare nel 2027?


Abbiamo deciso di pubblicare questi cinque articoli con qualche mese di anticipo rispetto all’anniversario ufficiale. Non per anticipare una celebrazione, ma perché il punk, almeno quello che ci interessa raccontare, ha sempre avuto poco a che fare con gli anniversari.

Le commemorazioni appartengono a ciò che è morto. Il punk, invece, continua a respirare e, ne siamo certi, a creare problemi.

Cosa aspettiamo allora? Incominciamo dall’inizio: Parte I – Il futuro era già finito.

 

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About The Author

Michele Sanseverino è poeta, scrittore e ingegnere elettronico. Creatore della webzine di approfondimento musicale Paranoid Park (www.paranoidpark.it) e collaboratore della webzine IndieForBunnies (www.indieforbunnies.com), intreccia analisi critica e sensibilità letteraria in uno sguardo che attraversa musica, poesia e cultura contemporanea. Nel 2025 ha pubblicato la raccolta di poesie "Poesie senza parole: cartografie di un lato nascosto", opera che esplora le zone d’ombra e le risonanze interiori del vivere. Nel 2026 è la volta di "Il covo dei giorni dispari: poesie dal margine dei poeti estinti", per chi non si risonosce nei giorni uguali agli altri. Nel 2025 ha pubblicato l'antologia "Cronache Dal Parco Paranoico: Canzoni, Visioni e Futuri Mai Nati", articoli tratti dalla webzine Paranoid Park che ripercorrono il nostro cammino dalla fine della pandemia ad oggi. Inoltre: "Ultravioletto: riedizione fluida" e "Frammenti di tempesta: riedizione fluida"

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